Caos in Madagascar, i militari prendono il potere dopo la fuga del presidente
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Redazione Esteri
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Un’unità d’élite dell’esercito malgascio, la Capsat, ha annunciato pubblicamente di aver assunto il controllo della nazione, sospendendo le istituzioni democratiche con l’eccezione della camera bassa del parlamento. L’evento, che segna una brusca svolta autoritaria, giunge al culmine di un periodo di profonda instabilità, caratterizzato da estese proteste popolari. Queste manifestazioni, animate in larga parte dai più giovani, la cosiddetta Generazione Z, traevano origine da carenze croniche nei servizi essenziali, trasformando la rabbia per la mancanza di acqua e luce in un moto di contestazione che ha riempito le piazze e che è stato represso con interventi violenti, causando numerose vittime, alcune delle quali estranee agli scontri.
La crisi politica e la fuga
La crisi di governo, che si era acuita con il licenziamento dell’esecutivo da parte del presidente Andry Rajoelina, il quale aveva denunciato un tentato golpe, ha conosciuto un’accelerazione decisiva con la sua partenza dal paese. Rajoelina, la cui fuga è avvenuta con mezzi di cui si discute molto, ha di fatto lasciato un vuoto di potere. A questo gesto, l’Assemblea Nazionale ha risposto esercitando il suo potere costituzionale, votando la messa in stato di accusa del presidente, un atto che, sebbene formale, ha privato la sua figura di qualsiasi legittimità residua e ha creato le condizioni per l’intervento dei militari.
La presa del potere dei militari
Proprio sulle scale di un edificio governativo, il colonnello Michael Randrianirina, a capo della Capsat, ha reso nota la decisione delle forze armate. “Abbiamo preso il potere”, ha dichiarato ai giornalisti, giustificando l’azione con le ripetute violazioni della Costituzione, la lesione dei diritti umani e quello che ha definito un “saccheggio della nazione”. Un consiglio composto da esercito, gendarmeria e polizia assumerà le funzioni di capo dello Stato, aprendo, almeno formalmente, a un’eventuale adesione di membri civili nel giro di pochi giorni. La Capsat, del resto, non è nuova a questo genere di interventi, avendo già supportato l’ascesa al potere dello stesso Rajoelina in un passato non troppo lontano.
Un paese nel vuoto
La situazione attuale si configura pertanto come una temporanea, e quanto mai incerta, presa del potere da parte dei militari, che si autoproclamano garanti dello Stato. Le strade della capitale Antananarivo, che per settimane sono state teatro di vivaci proteste e di una repressione durissima, ora si trovano a fare i conti con un nuovo e più austero padrone. Mentre la radio di stato diffonde il messaggio dei nuovi governanti, la popolazione attende di comprendere quale direzione prenderà il paese, con la speranza di vedere presto restaurate le libertà democratiche sospese.




