Il golpe in Madagascar, tra voto del parlamento e presa del potere dei militari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la tensione sale ad Antananarivo, le istituzioni del Madagascar vivono una delle ore più buie, sospese tra la legittimità formale di un voto parlamentare e la forza bruta di una presa del potere militare. Il colonnello Michael Randrianirina, capo del Capsat, il Corpo d’élite dell’esercito, è apparso davanti ai giornalisti per annunciare che le forze armate, di fronte a quelle che hanno definito ripetute violazioni della Costituzione, hanno assunto il controllo della nazione. La sua dichiarazione, perentoria, giunge dopo che l’Assemblea Nazionale, la camera bassa del parlamento, ha espresso un voto per l’impeachment del presidente Andry Rajoelina, un atto che i militari hanno evidentemente interpretato come il segnale definitivo per intervenire.

La fuga e la dichiarazione da un luogo sicuro

Dall’altra parte della barricata, il presidente Rajoelina, la cui ubicazione è rimasta segreta, ha giustificato la propria partenza dal paese con la necessità di proteggere la propria incolumità. Attraverso un discorso trasmesso con notevole ritardo dalla televisione nazionale, a causa dei tentativi dell’esercito di prendere il controllo degli studi, ha affermato di essere stato “costretto a trovare un luogo sicuro”. Prima di ciò, aveva già anticipato lo scioglimento del parlamento tramite un annuncio su Facebook, un gesto che, sebbene poi ufficializzato in tv, non è stato sufficiente a placare la crisi ormai innescata.

La risposta della presidenza e la radio nazionale

La presidenza della Repubblica, dal canto suo, ha respinto con forza le affermazioni dei militari, denunciando senza mezzi termini un “tentativo di colpo di Stato” e ribadendo che Rajoelina “rimane pienamente in carica”. Ha inoltre lanciato un monito, dichiarando che “la Repubblica del Madagascar non può essere tenuta in ostaggio con la forza”, in un estremo tentativo di rivendicare una legittimità che sembra ormai erosa. Nel frattempo, le onde della radio di Stato hanno diffuso il messaggio del Capsat, che ha informato la cittadinanza della presa del potere, promettendo la formazione di un consiglio composto da esercito, gendarmeria e polizia, al quale i civili potranno aderire entro pochi giorni.

Il quadro di un'autorità contesa

Si delinea così un quadro di autorità profondamente contesa, dove due narrazioni si scontrano senza esclusione di colpi: da un lato la versione dei militari, che giustificano il proprio intervento con la necessità di porre fine a presunti saccheggi della nazione e violazioni dei diritti, e dall’altro quella di una presidenza che si aggrappa alla propria legittimità formale. Le strade della capitale, dove simbolicamente sventola la bandiera con il Jolly Roger, sono il teatro silenzioso di uno scontro che si gioca nei palazzi del potere e nelle trasmissioni dei media, mentre il paese attende di conoscere il proprio destino.

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