Il Madagascar e il ritorno dei militari: la caduta di Rajoelina dopo le proteste
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Redazione Esteri
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Un'unità militare d'élite, il Corps d'administration des personnels et des services administratifs et techniques, ha dichiarato di aver assunto il potere in Madagascar, dopo che l'Assemblea nazionale aveva votato l'impeachment del presidente Andry Rajoelina, accusandolo di diserzione dal servizio. L'annuncio dei militari, giunto al termine di una giornata carica di eventi, ha di fatto sancito la fine di un'esperienza politica, quella di Rajoelina, che era iniziata proprio con l'appoggio delle forze armate e che si è conclusa con la sua fuga all'estero, mentre in piazza esplodevano scene di giubilio. La crisi, che covava da tempo a causa delle carenze croniche nei servizi essenziali, aveva conosciuto una brusca accelerazione nelle ultime settimane, trasformando le proteste di una generazione di giovani in un vortice inarrestabile che ha travolto le istituzioni.
Le proteste e la repressione
Le manifestazioni, innescate dalla penuria di acqua ed elettricità che affligge la popolazione, hanno visto in prima linea i giovanissimi, quella Generazione Z nata all'inizio del secolo, la quale, scesa in piazza per rivendicare condizioni di vita migliori, si è scontrata con una repressione durissima. Negli scontri di strada che hanno insanguinato la capitale Antananarivo, si sono contati diversi morti, tra i quali purtroppo anche un neonato, vittima indifesa dei gas lacrimogeni utilizzati per disperdere i cortei. Questi episodi, segnando profondamente l'opinione pubblica, hanno contribuito a erodere ulteriormente il già fragile consenso attorno al governo, il quale, in un tentativo estremo di placare la rivolta, è stato nel suo complesso licenziato dal presidente, che lo ha indicato come un capro espiatorio denunciando al contempo un presunto tentato golpe.
La fuga e il vuoto di potere
La situazione è precipitata quando Rajoelina, asserendo motivi di sicurezza legati a minacce di un colpo di Stato, ha lasciato il paese, forse domenica, facendo ricorso, secondo quanto riportato, agli elicotteri di una potenza straniera. La sua partenza, che molti hanno interpretato come un abbandono del suo ruolo, ha creato un vuoto di potere che il Parlamento, sentendosi a sua volta estromesso dall'esecutivo, ha tentato di colmare procedendo al voto per la messa in stato di accusa del capo di Stato. È in questo clima di incertezza istituzionale, con il presidente assente e l'assemblea legislativa che cerca di riaffermare la propria autorità, che i militari hanno deciso di intervenire, presentandosi come i garanti di uno Stato ormai allo sbando.
Il ruolo della Capsat
A compiere il passo decisivo è stata la Capsat, la stessa unità che, nel 2009, aveva sostenuto l'ascesa al potere dello stesso Rajoelina, all'epoca giovane sindaco della capitale. Questa circostanza, che lega indissolubilmente le sorti del leader politico a quelle dei corpi armati, rende il suo definitivo allontanamento dalla scena pubblica ancor più emblematico. L'annuncio della destituzione, pronunciato ufficialmente nel pomeriggio, ha quindi suggellato una transizione di potere che, sebbene venga definita temporanea, riporta il Madagascar sotto il controllo diretto dei militari, in uno scenario che, pur non costituendo una novità assoluta per la regione, apre un periodo di profonda incognita per il futuro dell'isola.




