Madagascar, la rivolta della Gen Z e il tradimento dei militari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Madagascar, una nazione storicamente vessata dall'instabilità politica, si trova nuovamente sull'orlo di un baratro, mentre il presidente Andry Rajoelina accusa un tentativo di golpe dopo che le stesse forze armate che lo avevano portato al potere hanno voltato le spalle al suo governo. La crisi, che covava da settimane, ha raggiunto il suo apice quando il Corpo d'élite CAPSAT, un attore decisivo nell'ascesa di Rajoelina nel 2009, ha non solo rifiutato di obbedire agli ordini ma si è pubblicamente schierato con i manifestanti, invocando la fratellanza e chiedendo alle altre unità militari di non reprimere le contestazioni. Questo tradimento, che ha il sapore di un contrappasso politico, ha di fatto privato l'esecutivo del suo braccio armato più fidato, lasciando il capo di Stato isolato e in balia di una protesta che, partita dalle nuove generazioni, ha ormai travolto i pilastri dello stesso establishment.

La frattura nell'esercito e la presa di controllo

La svolta decisiva, che ha trasformato una serie di proteste in una minaccia esistenziale per il governo, è arrivata con l'annuncio da parte delle unità ribelli del CAPSAT di aver assunto il controllo dell'intero apparato militare nazionale. Tale mossa, compiuta alla luce del sole e accompagnata dal dispiegamento di mezzi blindati per le vie della capitale Antananarivo, sventolando bandiere nazionali, rappresenta un atto di insubordinazione che non ha precedenti negli ultimi anni. Costoro, che hanno le loro basi operative alla periferia della città, hanno di fatto relegittimato la sollevazione popolare, offrendole una copertura e una forza che aveva fino a quel momento mancato. La scelta di porsi a capo delle forze armate, sebbene non riconosciuta da tutte le caserme, segna un punto di non ritorno, spostando l'asse del potere dalla sfera politica a quella castrense.

Le proteste della Generazione Z e il vuoto di potere

A innescare questa spirale sono state le piazze piene di giovani, principalmente appartenenti alla cosiddetta Gen Z, scesi in massa a partire dal 25 settembre per esprimere il loro profondo malcontento verso una leadership considerata distante e inefficace. In uno dei paesi più poveri al mondo, la disperazione economica e sociale ha trovato sfogo in una mobilitazione incessante, caratterizzata da scontri con le forze dell'ordine, lanci di lacrimogeni e incendi diffusi. La loro determinazione, inizialmente contrastata, ha finito per trovare un inaspettato alleato proprio in quelle istituzioni che avrebbero dovuto contenerla. Con l'uscita di scena di Rajoelina, descritta ormai come un dato di fatto, il paese si ritrova in un vuoto di potere, dove l'unica autorità apparentemente operativa è quella proclamata dai militari ribelli, mentre la capitale vive in uno stato di tensione permanente.

Le accuse di colpo di Stato e lo stallo istituzionale

La reazione di Andry Rajoelina non si è fatta attendere, con l'accusa precisa di stare avvenendo "un tentativo di prendere il potere in modo illegale e con la forza", in palese violazione della Costituzione e dei principi democratici. Questa narrazione, tuttavia, fatica a trovare presa in un contesto dove la legittimità popolare del governo era già erosa e dove una fazione cruciale dell'esercito ha scelto di non difenderlo. Lo scontro, quindi, non è più solo tra il palazzo e la piazza, ma si è internalizzato nelle stesse forze di sicurezza, creando uno stallo le cui conseguenze sono ancora tutte da decifrare. Gli applausi dei manifestanti ai militari in rivolta suggellano un'alleanza inedita, che per ora ha avuto la forza di far vacillare un presidente, ma il cui esito finale rimane incerto e carico di implicazioni per la già fragile stabilità del Madagascar.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.