Fumo, una proposta di legge per alzare il prezzo delle sigarette di cinque euro
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Redazione Interno
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Ogni singola sigaretta consumata, secondo i calcoli degli oncologi, sottrae mediamente venti minuti all’aspettativa di vita di una persona, un dato che si declina in ventidue minuti per le donne e diciassette per gli uomini, mentre le patologie correlate al consumo di tabacco sono all’origine di novantatremila decessi ogni anno soltanto nel nostro paese. A questo già grave tributo in termini di salute pubblica, che di per sé giustificherebbe interventi strutturali, si accompagna un onere economico per il Servizio sanitario nazionale che supera la soglia dei ventiquattro miliardi di euro l’anno, una cifra enorme che grava sull’intera collettività. Sono proprio questi numeri, inequivocabili e drammaticamente eloquenti, a costituire il fondamento della nuova iniziativa promossa dall’Associazione italiana di oncologia medica, la quale ha unito le proprie forze a quelle di Fondazione Airc e Fondazione Umberto Veronesi, oltre che della Fondazione Aiom, per dare vita a una campagna di sensibilizzazione e pressione politica senza precedenti.
La raccolta firme per una legge popolare
L’azione congiunta di queste rilevanti organizzazioni, che operano da tempo nella ricerca e nella divulgazione scientifica, si concretizza in una raccolta firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare il cui obiettivo primario è l’introduzione di un significativo aumento del prezzo di vendita dei pacchetti. L’incremento auspicato, che ammonterebbe a cinque euro per ogni confezione, è stato pensato esplicitamente come una misura “frena-consumi”, uno strumento economico diretto a scoraggiare l’acquisto e, di conseguenza, l’utilizzo di questi prodotti. La strategia, come hanno spiegato i promotori, muove dalla constatazione che le campagne di prevenzione realizzate in passato, seppur lodevoli nell’intento, non hanno sortito gli effetti desiderati in termini di modificazione duratura delle abitudini dei fumatori.
Le ragioni di un intervento drastico
“Le campagne fatte finora”, ha affermato il presidente Aiom, “non hanno prodotto i risultati sperati, non hanno cambiato in maniera soddisfacente le abitudini al fumo”. È questa consapevolezza, supportata da evidenze epidemiologiche e cliniche che dipingono un quadro stagnante, ad aver reso necessaria secondo gli esperti l’elaborazione di una proposta più incisiva e, per certi versi, drastica. L’aumento del costo, dunque, non è fine a se stesso ma si configura come una leva potente per ottenere due risultati paralleli: da un lato, dissuadere nuovi fumatori e indurre quelli attuali a ridurre i consumi o ad abbandonare la dipendenza; dall’altro, generare risorse aggiuntive da destinare al finanziamento del sistema sanitario e a nuovi programmi di prevenzione.
Il destino delle risorse aggiuntive
Le maggiori entrate fiscali che deriverebbero dall’applicazione del rincaro, infatti, non sarebbero assorbite in maniera indistinta dal bilancio dello Stato ma verrebbero – secondo le intenzioni dei proponenti – vincolate a scopi precisi. Una parte di quei soldi, come è stato precisato, andrebbe a beneficio diretto del Servizio sanitario nazionale, alleggerendo la pressione sui suoi bilanci e contribuendo a coprire gli enormi costi che già oggi sostiene per curare le malattie fumo-correlate. L’altra parte, invece, sarebbe indirizzata al potenziamento delle attività di prevenzione, un ambito considerato cruciale per agire alla radice del problema e costruire una consapevolezza di lungo periodo, specialmente tra le giovani generazioni, sui pericoli del tabagismo.




