Manovra 2026, Landini attacca: "Una presa in giro, il 25 ottobre scendiamo in piazza"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Legge di Bilancio per il 2026, varata dal Consiglio dei ministri, sta già sollevando aspre critiche da parte dei sindacati, i quali denunciano l'assenza di quelle risorse che erano state indicate come prioritarie per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego. Maurizio Landini, leader della Cgil, non ha usato mezzi termini nel definire "una presa in giro" le scelte operate dall'Esecutivo, annunciando per il 25 ottobre una mobilitazione nazionale a Roma, un segnale inequivocabile di un confronto che si preannuncia molto duro. La scuola, in particolare, viene indicata dal segretario generale come un "perno fondamentale" per combattere le diseguaglianze, un settore che, secondo la sua analisi, viene invece trascurato dalla manovra, la quale non destinerebbe i fondi necessari a valorizzare il lavoro di chi opera in quell'ambito.

Le critiche al cuore della manovra

Landini, intervenuto per chiarire la posizione del sindacato, ha sottolineato come le risorse aggiuntive richieste per tutti i settori pubblici, compreso quello scolastico, non figurino nel documento, lasciando in sospeso il rinnovo contrattuale. La sua valutazione, che si concentra sulle assenze piuttosto che sui presenti, delinea un governo che, pur avendo a disposizione un ampio margine di manovra, avrebbe scelto di non investire in una leva strategica per lo sviluppo e l'equità. Questa omissione, che riguarda non solo gli stipendi ma anche il precariato e il turnover, appare in netto contrasto con la retorica ufficiale sulla centralità dell'istruzione, creando un solco tra le aspettative del mondo della scuola e la realtà dei fatti.

Gli assenti e i presenti nel testo

Dall'altra parte, la manovra conferma quanto anticipato nelle scorse settimane, articolandosi in 137 provvedimenti che puntano a sostenere il ceto medio e le imprese. Il fulcro dell'intervento resta il taglio strutturale dell'Irpef, con l'abbassamento dell'aliquota dal 35% al 33% per i redditi fino a cinquantamila euro, una mossa che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe rilanciare il potere d'acquisto. A questo si affiancano una serie di misure a sostegno della famiglia e della natalità, interventi dedicati alla crescita aziendale, bonus per l'edilizia e una nuova tornata di rottamazioni, dipingendo il quadro di una strategia economica complessiva che privilegia alcuni aspetti della spesa pubblica.

Lo scontro si sposta in piazza

La reazione della Cgil, con la proclamazione di uno sciopero e di una manifestazione nella capitale, segna un punto di non ritorno nel dialogo sociale, spostando il confronto dalle sedi istituzionali alle piazze. La data del 25 ottobre rappresenta quindi un primo, significativo banco di prova per misurare il dissenso verso una manovra percepita come squilibrata, che premerebbe alcuni segmenti della popolazione mentre ne lascerebbe altri ai margini. La mobilitazione, che coinvolgerà tutti i settori pubblici, si concentrerà sulle mancate assunzioni, sulla stagnazione dei salari e sulle criticità del sistema pensionistico, temi che la legge di bilancio, secondo i sindacati, non affronta con la necessaria determinazione.

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