La fotografia dello sballo a Milano passa dai laboratori del depuratore di Nosedo: cocaina e ketamina in aumento, regge l'Mdma
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Redazione Esteri
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Non è una percezione né tantomeno una generica impressione legata agli episodi di cronaca che pure, quotidianamente, riempiono le pagine dei giornali: il consumo di sostanze stupefacenti a Milano è un dato scientifico, oggettivo e certificato dalla chimica. A scattare la fotografia più realistica e spietata delle abitudini dei milanesi, come ormai accade da un quindicennio, ci pensano le acque reflue della città. Il depuratore di Nosedo, situato nella periferia Sud-Est del capoluogo lombardo, rappresenta un osservatorio privilegiato e insostituibile per l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che proprio qui conduce le proprie analisi nell’ambito del più ampio progetto europeo coordinato dal gruppo Score in collaborazione con l’Agenzia dell’Unione Europea sulle droghe (Euda). I risultati dell’indagine relativa al 2025, che ha preso in esame campioni giornalieri prelevati per una settimana tra marzo e maggio, disegnano uno scenario in evoluzione: si conferma il primato del capoluogo meneghino per i consumi di cocaina, ma emergono con chiarezza anche i segnali di una diffusione sempre più capillare di altre sostanze, in particolare la ketamina.
La cocaina non conosce crisi e la ketamina galoppa
I carichi di cocaina rilevati nelle acque di Nosedo, lo si può dire senza timore di smentita, continuano a segnare un trend in costante ascesa. Non si tratta di un caso isolato, visto che a livello europeo il consumo di questa sostanza ha fatto registrare un incremento medio del 22% tra il 2024 e il 2025; una crescita che, per Milano, si inserisce in un percorso pluriennale che non accenna a invertire la rotta. Accanto alla polvere bianca, un altro allarme arriva dalla ketamina: l’anestetico veterinario e medico, trasformato in droga ricreativa dai frequentatori dei locali notturni, mostra un’impennata del 41% nei reflui del vecchio continente, e anche in questo caso la città di Milano non fa eccezione, posizionandosi in linea con le tendenze dei grandi centri urbani del Nord Europa, dove il consumo di questa sostanza è ormai una realtà consolidata. A Bolzano, l'altra città italiana monitorata dallo studio, la situazione presenta analogie e differenze, con un consumo di cocaina che addirittura sfiora i livelli registrati in metropoli ben più popolose come Francoforte, ma è su Milano che si concentra l'attenzione per la completezza dei dati storici a disposizione.
L’ecstasy resiste e la cannabis arretra
Se per alcune sostanze il quadro è in chiaroscuro, per altre i numeri raccontano storie diverse. L’Mdma, il principio attivo dell’ecstasy, mostra a livello europeo un calo complessivo del 16%, un dato che potrebbe far pensare a una flessione del consumo legato alla movida. Eppure, se si osserva il dato milanese, ci si accorge di una peculiarità non trascurabile: nella città della Madonnina, a differenza di quanto accade a Bolzano e in molte capitali del Nord, l’uso di questa sostanza non diminuisce, ma si mantiene sostanzialmente stabile. Un fenomeno, questo, che gli esperti del Mario Negri leggono come una persistenza di abitudini radicate nel tessuto notturno e giovanile della città. Sul fronte opposto si colloca invece la cannabis: il metabolita del Thc, il principale principio attivo della marijuana, segna una lieve diminuzione nei campioni prelevati a Milano, mentre risulta costante nel capoluogo altoatesino. Una flessione, quella milanese, che potrebbe suggerire un mutamento nelle preferenze dei consumatori, forse orientati verso sostanze dagli effetti più intensi o comunque differenti.
Il ritmo dello sballo scandito dai giorni della settimana
Uno degli aspetti più interessanti che emergono dall’analisi delle acque reflue, e che conferma quanto già osservato negli anni passati, riguarda la distribuzione temporale dei consumi. Le tracce di cocaina e di ketamina, così come del resto avviene per l’Mdma, non si distribuiscono in modo uniforme nel corso della settimana, ma registrano picchi evidenti e inconfutabili nel fine settimana, ovvero tra venerdì e lunedì. È il segnale di uno sballo legato al divertimento, alla notte, ai momenti di aggregazione sociale e ai locali. Al contrario, sostanze come l’anfetamina, la metanfetamina e, in parte, la stessa cannabis presentano concentrazioni più costanti e diluite nell’arco dei sette giorni, lasciando intravedere un utilizzo meno legato alla dimensione ricreativa del weekend e più radicato in abitudini quotidiane o, comunque, distribuite in modo più omogeneo.
Le molecole sintetiche e il confronto con l’Europa
Per quanto riguarda le amfetamine, Milano si colloca in una posizione peculiare nel panorama europeo. Se in città come Anversa, Amsterdam o in varie metropoli tedesche e scandinave i livelli di anfetamina e metanfetamina raggiungono concentrazioni elevatissime, nel capoluogo lombardo il consumo di queste sostanze si mantiene su valori bassi e sostanzialmente stabili. Una differenza, questa, che conferma una sorta di divisione geografica dei consumi all’interno del continente: l’Europa meridionale, Italia compresa, sembra prediligere la cocaina, mentre quella settentrionale e orientale fa registrare numeri più alti per le droghe di sintesi. Un dato, questo, che non deve trarre in inganno: la metanfetamina, storicamente concentrata in Repubblica Ceca e Slovacchia, sta lentamente espandendo la propria presenza anche in Germania, Spagna e Turchia, e i laboratori del Mario Negri continueranno a monitorare con attenzione l’evolversi di questo fenomeno, per cogliere sul nascere eventuali cambi di tendenza anche nel nostro Paese.




