Droga a Milano, le fognature parlano chiaro: cocaina e ketamina in aumento, regge l’mdma

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’istantanea sullo stato di salute di una metropoli, o quantomeno sulle abitudini dei suoi abitanti, si cela spesso in luoghi impensabili e, scorrendo sotto i nostri piedi, sfugge allo sguardo distratto di chi cammina per strada. Per la precisione, scorre nelle fogne. Il depuratore di Nosedo, situato nella periferia Sud-Est di Milano, costituisce da anni un osservatorio privilegiato e scientificamente inattaccabile per monitorare il consumo di sostanze stupefacenti: l’analisi delle acque reflue, un metodo ormai consolidato e adottato a livello europeo, non mente e non può essere influenzata da percezioni soggettive o da inchieste campione. L’ultimo rapporto del progetto Wastewater analysis and drugs, realizzato dal gruppo europeo Sewage Analysis Core Group Europe (Score) in collaborazione con l’Agenzia dell’Unione Europea per le droghe (Euda), e che ha preso in esame 115 città in 25 Paesi, restituisce un quadro dettagliato e per certi versi allarmante per il capoluogo lombardo, le cui rilevazioni sono curate dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. La fotografia, scattata analizzando i campioni giornalieri per una settimana tra marzo e maggio del 2025 su una popolazione complessiva di circa 72 milioni di europei, evidenzia trend precisi: la cocaina continua la sua marcia, la ketamina aumenta in maniera vertiginosa e, a differenza di quanto accade nel resto del continente, l’mdma non arretra.

Un mercato in evoluzione: la cocaina non conosce crisi e la ketamina avanza

I dati numerici parlano con chiarezza e delineano una geografia dello sballo in continua mutazione. A livello europeo, il carico di cocaina nelle acque reflue è cresciuto in media del 22% tra il 2024 e il 2025, con il 57% delle città monitorate che ha registrato un aumento delle tracce della sostanza. Milano, in questo contesto, si allinea perfettamente al trend rialzista, confermandosi una piazza calda per il consumo di polvere bianca. Le concentrazioni più elevate, lo dicono le analisi del Mario Negri, si registrano come prevedibile durante il fine settimana, tra venerdì e lunedì, a testimonianza di un uso legato alla movida e al tempo libero. Accanto alla cocaina, è l’ascesa della ketamina a catturare l’attenzione dei ricercatori: l’aumento dei residui di questo anestetico, utilizzato a scopo ricreativo per i suoi effetti dissociativi, è stato del 41% in Europa e anche in questo caso la metropoli lombarda segue la corrente, mostrando un incremento costante negli ultimi anni. Si tratta di un dato che, se incrociato con l’aumento dei sequestri e con le segnalazioni delle realtà che operano sul campo, dipinge il ritratto di un pubblico di consumatori alla ricerca di nuove esperienze sensoriali, spesso in contesti notturni e di aggregazione giovanile.

L’eccezione italiana: l’mdma resiste a Milano mentre cala in Europa

Se per cocaina e ketamina il capoluogo lombardo si muove in sintonia con le grandi capitali del divertimento notturno europee, per l’mdma, il principio attivo dell’ecstasy, la musica cambia. A livello continentale, il dato è in netto calo: si parla di una diminuzione complessiva del 16% nelle città che hanno fornito dati per entrambi gli anni, con un crollo particolarmente evidente in Germania, Austria e Slovenia. Eppure, Milano fa eccezione. Come spiega Sara Castiglioni, responsabile del Laboratorio di Indicatori epidemiologici ambientali del Mario Negri, mentre a Bolzano – l’altra città italiana inclusa nello studio e analizzata dall’Università di Innsbruck – si rileva una lieve diminuzione, nel capoluogo meneghino il consumo di mdma rimane sostanzialmente costante. Una tenuta, quella della sostanza sintetica per eccellenza legata ai rave e ai locali, che suggerisce una specificità del mercato milanese, capace di mantenere una domanda stabile nonostante il cambiamento dei gusti altrove. Per il resto, anfetamina e metanfetamina si confermano sostanze poco presenti nel capoluogo lombardo, con livelli molto più bassi rispetto alle città del Nord Europa, dove Belgio, Danimarca e Paesi Bassi la fanno da padroni.

Le abitudini dei milanesi raccontate dai liquami

Osservare ciò che finisce negli scarichi domestici e industriali della città permette di tracciare non solo la quantità delle sostanze, ma anche le modalità del loro consumo. L’analisi dei flussi settimanali restituisce l’immagine di una società che altera la propria chimica cerebrale seguendo ritmi precisi: la cocaina e l’mdma impennano i loro valori nel weekend, a dimostrazione di un legame indissolubile con la notte del sabato e la movida domenicale, mentre la cannabis, il cui uso a Milano è in leggera flessione, risulta distribuita in modo più uniforme durante la settimana, indice di un consumo che potremmo definire di mantenimento o voluttuario, meno legato al contesto sociale e più alla sfera individuale. Anche la ketamina, sebbene in misura minore rispetto a coca ed ecstasy, tende a concentrarsi nei giorni di festa. Sostanze come l’anfetamina, invece, non mostrano picchi significativi, suggerendo un utilizzo più trasversale o legato a contesti specifici come lo studio o il lavoro, anche se i dati lombardi non permettono di supportare tesi sociologiche affrettate. I fatti, nudi e crudi, sono quelli che emergono dai campioni prelevati e analizzati con rigore scientifico.

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