Il ritorno alla Luna, missione Artemis II in rotta verso l’orbita lunare dopo 54 anni

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   È partita. Dopo un’odissea di rinvii tecnici e imprevisti — perdite di idrogeno liquido, valvole da sostituire, anomalie nei flussi di elio — la Nasa ha dato il via alla missione Artemis II, quella che segna il primo vero passo umano oltre l’orbita terrestre da quando, nel 1972, l’ultima missione Apollo chiuse i battenti. Il razzo Space Launch System, alto quasi cento metri, è decollato puntualmente alle 00:36 di giovedì 2 aprile ora italiana, con una finestra di lancio aperta appena dodici minuti prima. A bordo della navetta Orion, quattro astronauti si stanno allontanando dalla Terra a velocità di fuga, pronti a percorrere oltre due milioni di chilometri in dieci giorni di volo; un’orbita che li porterà a sorvolare il lato nascosto della Luna, senza però toccarne il suolo.

Un equipaggio che fa la storia, tra record e cooperazione internazionale

A comandare la missione è Reid Wiseman, affiancato da Victor Glover, che con questo volo diventa il primo uomo di colore a superare l’orbita terrestre per avventurarsi nello spazio profondo. Accanto a loro, Christina Koch, prima donna nella storia a essere destinata a orbitare attorno alla Luna, e Jeremy Hansen, rappresentante dell’Agenzia spaziale canadese Csa: primo non americano a spingersi così lontano. L’equipaggio, tre statunitensi e un canadese, si trova dunque a incarnare un cambio di passo rispetto alle missioni Apollo, sia dal punto di vista della rappresentanza sia per quanto riguarda l’architettura stessa del programma. Non si tratta più di una gara in solitaria, ma di un’impresa che vede collaborare stabilmente agenzie spaziali diverse, con un obiettivo dichiarato di continuità.

Il peso di un lancio atteso per anni

Per la Nasa, che ha gestito una lunga scia di rinvii e riparazioni tecniche, questo lancio rappresenta molto più di un semplice test. È la missione con equipaggio più delicata e decisiva degli ultimi decenni: dal suo esito, infatti, dipende l’intera architettura del programma Artemis. Il programma — che Trump, tornato alla presidenza degli Stati Uniti, ha più volte indicato come una priorità strategica — prevede ora una sequenza serrata. Artemis II, con il suo volo di prova intorno al satellite, dovrà certificare i sistemi di volo abitato prima dei prossimi passaggi. Se tutto funzionerà come previsto, la Nasa procederà con Artemis III e Artemis IV, le missioni che punteranno a riportare l’uomo sul suolo lunare entro il 2028. L’obiettivo, nei piani dell’agenzia, non si ferma lì: già a partire dagli anni Trenta si lavorerà alla costruzione di una base permanente al polo sud lunare, l’area in cui è stata rilevata acqua allo stato ghiacciato, considerata essenziale per una presenza stabile.

L’attraversamento dello spazio profondo e le prossime tappe

Mentre la capsula Orion prosegue la sua navigazione assistita dal razzo Sls, l’attenzione degli addetti ai lavori rimane concentrata sui sistemi di supporto vitale e di navigazione, già collaudati durante il precedente volo senza equipaggio Artemis I. In dieci giorni di viaggio, i quattro astronauti sorvoleranno la Luna a una distanza che consentirà di testare le manovre orbitali e i tempi di esposizione alle radiazioni, elementi cruciali per le missioni successive. Per questa volta, insomma, non ci sarà un allunaggio: l’equipaggio si limiterà a orbitare attorno al satellite, prima di intraprendere il viaggio di rientro verso la Terra. Ma il fatto stesso di trovarsi lontani dall’orbita bassa, a una distanza mai raggiunta da esseri umani in oltre mezzo secolo, restituisce la portata di ciò che è appena iniziato. Il lancio è riuscito, il volo prosegue senza anomalie rilevate; e da questo momento, tutto il programma Artemis — con le sue ambizioni di base permanente e i suoi equilibri geopolitici — si gioca sulla traiettoria di una navetta che sta già viaggiando verso il lato nascosto della Luna.

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