La Nasa rivede il programma Artemis: slitta il ritorno sulla Luna, aggiunta una missione in orbita
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’agenzia spaziale statunitense, nel corso di una conferenza stampa tenutasi venerdì 27 febbraio dal Kennedy Space Center in Florida, ha ufficialmente rimodulato l’architettura del programma Artemis, il progetto che dovrebbe riportare gli astronauti americani sulla superficie del satellite dopo più di cinque decenni dall’epopea delle missioni Apollo. L’annuncio, reso necessario da una serie di difficoltà tecniche emerse durante le fasi preparatorie e dalla volontà di incrementare la sicurezza e l’affidabilità dei voli, introduce una modifica sostanziale alla sequenza delle missioni, posticipando di fatto l’agognato allunaggio.
Il fulcro della revisione, come spiegato dall’amministratore Nasa Jared Isaacman, ruota attorno alla decisione di non tentare il ritorno alla Luna con la missione Artemis III, il cui obiettivo principale – fino a poche ore fa – era proprio quello di far scendere nuovamente dei terrestri sul suolo lunare. In base alla nuova pianificazione, Artemis III, il cui lancio è attualmente previsto per il 2027, verrà impiegata per una complessa serie di test in orbita terrestre bassa. Gli astronauti a bordo della capsula Orion, infatti, saranno chiamati a effettuare operazioni di rendezvous e docking con uno, o forse entrambi, i lander commerciali attualmente in fase di sviluppo da parte di SpaceX e Blue Origin. Questa manovra, che non era nei piani originali, servirà a verificare l’integrazione tra i veicoli, i sistemi di supporto vitale, le comunicazioni e la propulsione, oltre a testare le nuove tute spaziali per le attività extraveicolari, il tutto prima di tentare un approccio ben più rischioso nelle vicinanze della Luna.
Un rinvio strategico per garantire la cadenza di volo
La conseguenza diretta di questo ripensamento è lo slittamento del primo allunaggio con equipaggio, che passa ufficialmente alla missione Artemis IV. La nuova data bersaglio, seppur condizionata all’esito positivo delle missioni precedenti, è stata fissata per l’inizio del 2028. La Nasa, con questa mossa, dimostra di voler procedere con maggiore cautela, prediligendo un approccio graduale che richiama esplicitamente la filosofia progettuale dell’era Apollo. L’obiettivo dichiarato, come ha sottolineato il numero uno dell’agenzia, è quello di standardizzare la configurazione dei veicoli e, soprattutto, di aumentare la frequenza di lancio, puntando a effettuare almeno una discesa sulla superficie lunare ogni anno a partire dal 2028. L’attuale cadenza, che vedrebbe voli distanziati anche di tre anni l’uno dall’altro, è stata giudicata insostenibile da Isaacman, il quale ha parlato esplicitamente di rischio di “atrofia” delle competenze tecniche accumulate dalla forza lavoro.
I problemi tecnici di Artemis II e le riparazioni in corso
L’annuncio della riprogrammazione arriva a pochi giorni di distanza dal rientro nei capannoni del Vehicle Assembly Building del razzo Space Launch System e della capsula Orion destinati alla missione Artemis II, il volo che dovrebbe portare quattro astronauti – tra cui la prima donna e il primo afroamericano – in un viaggio di circa dieci giorni attorno alla Luna. Il rollback è stato reso necessario dal ritrovamento di alcune anomalie tecniche, in particolare un problema all’elio sullo stadio superiore del razzo, lo stadio Interim Cryogenic Propulsion Stage. Le squadre di tecnici sono già al lavoro per sostituire le batterie del sistema di terminazione del volo e per condurre test approfonditi, nella speranza di poter rispettare la nuova finestra di lancio indicativamente prevista per il mese di aprile, anche se la data definitiva dipenderà dall’esito degli accertamenti e delle riparazioni.
Verso una presenza duratura con il settore privato
Questa revisione strategica, che di fatto aggiunge una missione (Artemis III in versione test) prima dello sbarco effettivo, implica anche un ripensamento dei contratti con i partner industriali. La Nasa ha comunicato l’intenzione di abbandonare i piani per una versione evoluta e più potente del razzo SLS, concentrando invece gli sforzi sulla produzione di più unità della configurazione attuale, nota come Block 1, per poter garantire la cadenza di volo annuale desiderata. Questa decisione ha un impatto diretto su contratti importanti, come quello con Boeing per la costruzione di uno stadio superiore più performante, il cui futuro è ora segnato da una profonda incertezza. La volontà dell’agenzia, come ribadito da Isaacman, è quella di viaggiare più veloci e in modo più sicuro, imparando dagli errori e seguendo un percorso logico e incrementale che porti alla creazione di una presenza umana duratura sulla Luna, prima di tentare il balzo successivo verso Marte.




