Fa troppo freddo, la Luna può attendere. Slitta il lancio della missione Nasa Artemis II

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Fa troppo freddo per la Luna. La proverbiale mitezza della Florida ha ceduto il passo a un’insolita ondata di gelo, una di quelle irruzioni artiche che stravolgono i piani anche di chi guarda alle stelle, costringendo la Nasa a rimandare una tappa cruciale verso il satellite. Sulla rampa 39B del Kennedy Space Center, il gigantesco razzo Sls, con i suoi 98 metri di altezza, attende immobile, mentre i venti freddi e le temperature anomale impongono una pausa di riflessione operativa. La prova generale integrata, un test meticoloso che avrebbe dovuto coinvolgere l’intero equipaggio e simulare ogni fase del conto alla rovescia, è stata così posticipata, dimostrando ancora una volta come le imprese spaziali, per quanto avanzate, debbano fare i conti con l’elemento terrestre più imprevedibile: il meteo.

Il "wet dress rehearsal" e le sfide a terra

La procedura rinviata, tecnicamente definita "wet dress rehearsal", rappresenta un momento cardine nella preparazione di qualsiasi missione complessa, poiché permette di verificare la sequenza di operazioni di carico del propellente e di condurre una simulazione completa, con gli astronauti già nelle loro tute e posizionati all’interno della capsula Orion. Questa sorta di grande prova generale, la cui esecuzione è ora slittata di almeno 48 ore rispetto alla finestra originaria prevista per la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio, serve a scovare e risolvere eventuali anomalie quando tutto è ancora saldamente ancorato al suolo. Le cause del rinvio, inizialmente non specificate ufficialmente, sono state poi chiarite dall’agenzia spaziale statunitense, che ha puntato il dito proprio sulle condizioni climatiche avverse, le quali non garantivano la necessaria sicurezza per il personale e la procedura stessa.

Un calendario che si riorganizza

Con lo slittamento della prova a secco, che la Nasa ha ufficialmente riprogrammato per il 2 febbraio, si spostano inevitabilmente anche tutte le successive tappe del cronoprogramma. L’agenzia ha comunicato, attraverso i suoi canali ufficiali, che la prima concreta opportunità per il lancio vero e proprio della missione Artemis II non potrà più avvenire prima di domenica 8 febbraio. Questo margine di tempo è essenziale per analizzare i dati raccolti durante il test e per compiere tutti gli aggiustamenti che, quasi sempre, emergono da un esercizio così articolato. Si tratta di un ritardo contenuto, quasi fisiologico in un’attività ad altissima tecnologia, ma che accende i riflettori sulla delicatezza di ogni passaggio che precede il via libera definitivo.

La posta in gioco: il ritorno dell'uomo in orbita lunare

La missione, che riporterà un equipaggio umano in un’orbita attorno alla Luna dopo un intervallo di oltre cinquant’anni dall’ultima volta dell’Apollo 17, segue il volo di collaudo senza uomini di Artemis I e mantiene un’altissima soglia di attesa. Il piano di volo prevede che, dopo il decollo, lo stadio centrale del razzo Space Launch System si spenga e si separi, lasciando il compito di spingere la navicella Orion verso la sua traiettoria allo stadio superiore. Gli astronauti, una volta raggiunta un’orbita terrestre bassa e stabile, completeranno due orbite intorno al nostro pianeta, un passaggio cruciale per verificare nel dettaglio il funzionamento di tutti i sistemi di bordo, da quelli di navigazione a quelli vitali, prima di intraprendere il viaggio verso la Luna. Un percorso, quello tracciato dal programma Artemis, che procede per gradi, dove ogni ostacolo, persino una corrente d’aria gelida dalla lontana Artica, viene considerato e superato con metodica precisione.

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