Artemis 2, il gigante della Nasa è in viaggio verso la rampa di lancio
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’alba sulla costa della Florida ha visto muovere, con un passo lentissimo e maestoso, il colosso che dovrà riportare l’umanità verso la Luna. Il razzo SLS, un gigante alto novantotto metri, ha infatti iniziato il suo trasferimento dal gigantesco hangar di assemblaggio alla rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center, un percorso di sei chilometri che potrebbe durare fino al tramonto. Questo meticoloso spostamento, che procede alla velocità di appena un chilometro e seicento metri all’ora, segna il preludio concreto di una missione storica: Artemis 2, il cui lancio è potenzialmente previsto per il prossimo febbraio, porterà un equipaggio di quattro astronauti a orbitare attorno al nostro satellite, un’impresa che non viene tentata da oltre cinquant’anni.
Un viaggio di dieci giorni oltre l’orbita terrestre
La missione, la cui durata è programmata per dieci giorni, non prevede un allunaggio ma rappresenta comunque un salto epocale. Dopo l’ultima volta di Eugene Cernan, che nel dicembre del 1972 risalì sul modulo lunare Challenger della missione Apollo 17, nessun essere umano ha infatti viaggiato oltre l’orbita terrestre bassa. Artemis 2, il cui decollo è attualmente pianificato per il 6 febbraio, segnerà quindi il ritorno dell’uomo nel sistema Terra-Luna, un dominio che la specie umana ha abbandonato da troppo tempo. Si tratta, come ebbero a precisare i funzionari dell’agenzia spaziale americana, di un primo passo fondamentale verso l’obiettivo di stabilire una presenza umana stabile nello spazio cislunare, il cui sviluppo, è bene ricordarlo, procede di pari passo con le tensioni geopolitiche terrestri, in un’era dove il presidente degli Stati Uniti è nuovamente Donald Trump.
La tensione per un evento storico
L’atmosfera al Kennedy Space Center, stando a quanto trapelato, è carica di una palpabile tensione, mista a un’eccitazione che i responsabili della Nasa stanno cercando di gestire con professionalità. L’enorme complessità dell’operazione, che coinvolge il razzo Space Launch System e la capsula Orion perfettamente impilati, lascia poco spazio all’improvvisazione. Ogni movimento, ogni controllo, viene eseguito con una precisione millimetrica, poiché le poste in gioco sono altissime e un eventuale fallimento avrebbe ripercussioni profonde, non solo tecniche ma anche politiche e simboliche. La fase di rollout, iniziata ufficialmente alle sette di mattina del 17 gennaio, è solo l’ultimo di una lunga serie di passaggi che hanno impegnato tecnici e ingegneri per anni.
Il significato profondo di un nuovo capitolo spaziale
Al di là dei pur fondamentali aspetti tecnici, ciò che emerge è il profondo significato di questa nuova partenza. Il programma Artemis, che prende il nome dalla dea greca sorella di Apollo, non vuole essere una semplice rievocazione del passato, bensì la base per un futuro in cui la Luna diventi una tappa abituale, un avamposto per l’esplorazione di Marte e degli spazi più profondi del cosmo. Mentre il mostruoso razzo avanza sulla via del lancio, si chiude simbolicamente un’era e se ne apre un’altra, dove le ambizioni si spingono molto più in là, anche se i primi a beneficiarne, per il momento, saranno i quattro astronauti che vivranno l’emozione di ripercorrere, aggiornandola, la rotta tracciata dai loro leggendari predecessori.




