Artemis II, il lungo viaggio verso la Luna ricomincia da un lancio notturno

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il mondo ha gli occhi puntati sul Kennedy Space Center, in Florida, dove tra poche ore – l’appuntamento è per le 00:24 italiane del 2 aprile – il mastodontico razzo Space Launch System (SLS) darà il via alla missione Artemis II. Si tratta del primo volo con equipaggio verso lo spazio profondo dopo oltre mezzo secolo, un’impresa che segna una cesura netta con l’era dei voli in orbita bassa che aveva caratterizzato le ultime decadi. A bordo della capsula Orion, battezzata Integrity, quattro astronauti si preparano a lasciare la Terra: Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen. Tre uomini e una donna che, dopo aver preso posto in cima al vettore alto 98 metri, scriveranno una nuova pagina della storia dell’esplorazione.

La notte dei record e il peso della tecnologia

I preparativi, come spesso accade in questi casi, sono stati scanditi da un rituale preciso che fonde il rigore tecnico con l’emozione umana. Giunti alla piattaforma di lancio, gli astronauti hanno utilizzato l’ascensore per raggiungere la capsula; nella cosiddetta ‘stanza bianca’ hanno firmato il registro prima di indossare i caschi e apportare le ultime modifiche alle tute. Circa tre ore prima del lancio, i quattro si sono accomodati all’interno della Orion, un ambiente che per i prossimi dieci giorni rappresenterà la loro unica casa nello spazio. Un team di tecnici specializzati li ha assistiti nell’indossare le tute del sistema di sopravvivenza Orion Crew Survival System, ciascuna delle quali è stata realizzata su misura: non si tratta di semplici tute, ma di vere e proprie astronavi personali progettate per garantire mobilità e comfort, assicurando al contempo la massima sicurezza nelle fasi più dinamiche del volo. Il colore arancione brillante, che richiama la tradizione delle tute dello Space Shuttle, cela numerosi miglioramenti tecnologici, dalla testa ai piedi, per proteggere l’equipaggio dalle radiazioni e da eventuali emergenze.

Un test a 360 gradi prima del ritorno sulla superficie

Questa missione rappresenta un banco di prova fondamentale per l’intero programma Artemis, recentemente rivisto dalla Nasa con una nuova tabella di marcia. L’allunaggio, inizialmente previsto per una data precedente, è stato rinviato al 2028 con la missione Artemis IV, mentre il progetto della stazione spaziale Gateway nell’orbita lunare è stato sospeso per puntare con maggiore decisione alla costruzione di una base stabile sulla superficie del satellite. In questo contesto, Artemis II ha quindi il compito di testare in condizioni reali i sistemi di supporto vitale e le manovre di navigazione che saranno cruciali per le fasi successive. A differenza degli sbarchi spettacolari degli anni Sessanta e Settanta, stavolta l’equipaggio non toccherà il suolo lunare: il volo prevede una traiettoria che li porterà a migliaia di chilometri dalla superficie, seguendo un arco che li allontanerà dalla Terra più di quanto abbia mai fatto qualsiasi essere umano in precedenza, superando persino le distanze toccate dall’Apollo 13.

L’attesa e i nuovi equilibri nella corsa allo spazio

Mentre il conto alla rovescia prosegue nello stesso complesso di lancio che vide partire le missioni Apollo, l’attenzione globale è catalizzata dallo streaming ufficiale della Nasa, un segnale evidente di come la comunicazione dell’esplorazione spaziale sia cambiata rispetto al secolo scorso. Le immagini dei quattro astronauti – tra i quali figurano la prima donna e il primo afroamericano destinati a viaggiare così lontano dalla Terra – fanno il giro del mondo in tempo reale. L’aspetto geopolitico, poi, fa da sfondo a questo ritorno alla Luna: se da un lato l’amministrazione Trump – con il presidente ora tornato alla Casa Bianca – aveva già dato l’impulso iniziale al programma, dall’altro la spinta competitiva con altre potenze spaziali, in primis la Cina, rende ogni successo o fallimento una pedina in uno scacchiere strategico di portata globale. In queste ore febbrili, tuttavia, la politica lascia spazio alla fisica: l’esito del lancio dipenderà esclusivamente dalla precisione ingegneristica del razzo SLS, dalla tenuta della Orion e dal coraggio dei quattro esploratori che, seduti in cima a quella colonna di fuoco, attendono il momento del decollo.

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