Artemis ii lascia l’orbita terrestre, il viaggio verso la luna è iniziato

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Sono le una e cinquanta di notte in Italia quando la navicella Orion – ribattezzata “Integrity” dall’equipaggio – accende i motori per una spinta decisa, netta, quasi chirurgica. Venticinque ore esatte dopo il decollo, avvenuto felicemente alle 00:35 del 2 aprile, il razzo SLS ha già deposto la capsula in orbita circolare attorno alla Terra. Ora serve un’altra manovra, quella di iniezione translunare, per spezzare quel cerchio e trasformarlo in un’ellisse che punta dritta verso il satellite. La durata dell’accensione? Poco meno di sei minuti. Un lasso di tempo breve, se paragonato alle distanze che ci si appresta a coprire, ma sufficiente per aumentare la velocità dell’Orion al punto giusto. Così, per la prima volta dal lontano 1972, degli esseri umani hanno lasciato l’orbita terrestre.

Un’orbita che si allarga, la Terra vista dall’alto

A bordo ci sono quattro persone: Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Poco dopo la manovra, arriva il primo collegamento video con gli astronauti, e le loro parole – “Abbiamo visto tutta la Terra, è stato spettacolare” – restituiscono la dimensione emotiva di un evento che è al tempo stesso tecnico e profondamente umano. L’Orion, con i suoi quattro pannelli solari dispiegati, raggiunge un’apertura alare di circa diciannove metri: una sorta di ali che si spiegano nello spazio, pronte per il lungo salto. La navicella ha abbandonato l’orbita circolare bassa, quella in cui viaggiava dopo il lancio, per entrare in una traiettoria ellittica che la allontanerà progressivamente dal nostro pianeta. Nessun dettaglio viene lasciato al caso, e la durata stessa della spinta – calcolata al millisecondo – dimostra la complessità di una missione che non ha precedenti recenti.

Tra cronaca internazionale e sviluppi giudiziari

Mentre l’equipaggio di Artemis II si allontana, altri fatti di cronaca – alcuni dei quali di drammatica attualità – continuano a scandire le ore. Trentasette migranti morti annegati in un solo giorno, un numero che da solo basterebbe a riempire le pagine di un’inchiesta sulle rotte del Mediterraneo. E poi le tensioni in Medio Oriente: fonti governative parlano di un’intenzione dichiarata di “colpire duro l’Iran per tre settimane”, con Teheran che si dice pronta a reagire contro Stati Uniti e Israele. Ne consegue un prezzo del petrolio alle stelle, effetto collaterale di una crisi che tiene banco nei vertici internazionali. E, sullo sfondo, Trump – tornato presidente degli Stati Uniti – eredita uno scenario già incandescente, tra sfide spaziali e dossier di sicurezza nazionale.

Il flop della nazionale e la mediazione per Gravina

In Italia, lo sport offre un contraltare meno luttuoso ma altrettanto indicativo: la nazionale di calcio vive un flop che ha già innescato le prime conseguenze. Il presidente federale, Gravina, si trova in una posizione di mediazione che molti descrivono come un addio annunciato, sebbene nessuna decisione ufficiale sia ancora stata formalizzata. Le partite interne alla Federcalcio si intrecciano con le scadenze di calendario, mentre il dibattito pubblico si concentra più sulle responsabilità dirigenziali che sui singoli episodi in campo. Un’altra storia, insomma, che corre parallela a quella della capsula Integrity in rotta lunare.

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