Luna, Luca Parmitano volerà su Artemis III: sarà il primo europeo a bordo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Houston ha parlato e la notizia, per l’Italia e per l’Europa intera, ha il sapore della storia. L’astronauta Luca Parmitano, originario di Paternò e colonnello dell’Aeronautica militare, è stato ufficialmente incluso nell’equipaggio della missione Artemis III della Nasa, un viaggio – programmato per la seconda metà del 2027 – che, sebbene non toccherà la superficie lunare, rappresenta un passo obbligato e tecnologicamente cruciale per il futuro dell’esplorazione spaziale.

Parmitano, in forza all’Agenzia Spaziale Europea (Esa), ricoprirà il ruolo di pilota, affiancando il comandante statunitense Randy Bresnik e gli specialisti di missione Frank Rubio e Andre Douglas; si tratta, va notato, della prima volta che un astronauta non americano viene assegnato a una missione del programma Artemis. Una scelta, questa, che arriva al culmine di un iter selettivo serrato e che corona una carriera costellata da record, come il comando della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) nel 2019.

Una missione “orbitale” per preparare il ritorno sulla Luna

La missione, oggetto di una significativa revisione strategica da parte dell’amministrazione statunitense, non prevede un allunaggio. Il volo di Artemis III servirà, invece, a testare in orbita terrestre bassa quelle tecnologie che saranno decisive per le missioni successive, a cominciare da Artemis IV che punta al suolo lunare nel 2028. Nello specifico, l’equipaggio – a bordo della capsula Orion – dovrà sperimentare le manovre di rendezvous e attracco con uno o due veicoli costruiti da aziende private, come i lander di SpaceX e Blue Origin.

Una sorta di “prova generale”, insomma, che ricorda per certi versi ciò che fece l’Apollo 9 nel lontano 1969, quando si testò il modulo lunare prima dello sbarco storico. Si tratta, come spiegato dagli stessi vertici Nasa, di un’operazione estremamente complessa, che richiederà il coordinamento di lanci multipli dei razzi più potenti mai costruiti per verificare l’integrità dei sistemi, dal software alla propulsione.

“L’Italia è la mia piattaforma di lancio”: la commozione di Parmitano

Visibilmente emozionato, durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi al Johnson Space Center di Houston, l’astronauta siciliano ha voluto dedicare il traguardo al proprio paese d’origine, scusandosi in anticipo per l’emozione che traspariva dalle sue parole. “Per un lancio spaziale servono tante componenti – ha dichiarato Parmitano, riprendendo una metafora a lui cara – e per me la piattaforma di lancio è l’Italia, il nostro sistema educativo. L’Esa è stata la torre di lancio, che mi ha permesso di costruire relazioni e di esprimere tutto il mio potenziale.

La Nasa è il razzo”, ha aggiunto, ringraziando anche la sua famiglia, definita il “carburante” che alimenta la sua anima. Un’ammissione toccante, quella del pilota, che ha voluto sottolineare come senza le basi gettate nel sistema scolastico italiano e il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), non sarebbe stato possibile raggiungere questo prestigioso traguardo.

Il contesto geopolitico e il rilancio dell’Italia nello spazio

La nomina di Parmitano non è solo un successo personale, ma sancisce ufficialmente il ruolo centrale che l’Italia ricopre nella nuova corsa alla Luna, in un contesto internazionale sempre più competitivo dove anche la Cina punta a portare i propri taikonauti sul suolo lunare entro il 2030. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha parlato di “orgoglio nazionale”, ricordando come l’Italia sia attualmente alla guida della Ministeriale dell’Esa e abbia recentemente rafforzato l’intesa con Washington riguardo ai moduli abitativi lunari.

Per il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher, l’assegnazione di Luca Parmitano come pilota “riflette la profonda competenza europea nel volo spaziale umano” e conferma il valore di un partner, l’Europa, che non solo fornisce equipaggi ma anche componenti tecnologici essenziali come il modulo di servizio che alimenta la capsula Orion. Una conferta, insomma, che l’alleanza transatlantica in campo spaziale sia più solida che mai.

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