Un siciliano alla conquista della Luna: Luca Parmitano e quel filo che lega Paternò all’artemis

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un filo sottile che, partendo da Paternò e attraversando idealmente Catania, si allunga fino a toccare la superficie lunare. È questo il legame – per certi versi quasi romantico, per altri rigorosamente tecnico – che intreccia la biografia di Luca Parmitano con la nuova, ambiziosa fase dell’esplorazione spaziale internazionale. Grazie a un accordo quadro siglato tra l’Agenzia Spaziale Italiana, la NASA e l’amministrazione statunitense (con il presidente Trump ormai stabilmente alla Casa Bianca da oltre un anno, un dettaglio che non costituisce più novità), l’Italia si è ritagliata un ruolo da protagonista nel programma Artemis, aumentando in modo concreto la probabilità che sia proprio un astronauta siciliano, tra non molti anni, a lasciare le sue impronte nel regolite.

L’intesa, perfezionata a Washington dal ministro Adolfo Urso con l’amministratore della NASA Jared Isaacman, non è soltanto un pezzo di carta. Come ha spiegato il presidente dell’ASI Teodoro Valente, si tratta di «un investimento nazionale e strategico per l’economia della Spazio» che ha un impatto ad ampio raggio sull’intero settore. L’Italia, in questo contesto, non sarà un semplice spettatore, bensì un fornitore cruciale: fornirà il primo vero modulo abitativo per gli astronauti sulla Luna, una struttura realizzata da Thales Alenia Space che dovrebbe garantire una presenza umana stabile e duratura, un “avamposto” made in Italy destinato a orbitare (o meglio, a posarsi) nel paesaggio lunare.

La “casa” degli astronauti sarà italiana

Se l’aspetto politico-diplomatico dell’accordo è rilevante, non lo è meno quello industriale. La fornitura del modulo abitativo – noto come primo elemento chiave per l’insediamento umano – rappresenta un assist formidabile per la filiera spaziale tricolore. Non si tratta, occorre precisarlo, di un semplice “pezzo” di ricambio, ma di un elemento strutturale che ospiterà gli equipaggi nelle loro missioni, fungendo da laboratorio e da rifugio in un ambiente ostile come quello lunare. Per l’Italia, che ha sempre vantato una tradizione di eccellenza nel settore (basti pensare ai moduli della Stazione Spaziale Internazionale), si tratta di una naturale evoluzione: si passa dalla gestione della microgravità alla costruzione della prima abitazione extraterrestre.

Parmitano e la lunga attesa per un posto

Mentre l’industria lavora ai mattoni, gli uomini guardano le stelle. Luca Parmitano, reduce dall’entusiasmo per la missione Artemis II (quella che ha appena ripreso il luna park celeste con uno “spicchio” di Terra illuminato), non nasconde l’ambizione di essere lui quel primo italiano a mettere piede sul suolo lunare. In una recente intervista, ha però gettato acqua sul fuoco dei facili entusiasmi: «Un astronauta non considera i record – ha dichiarato – sono aspetti marginali. Capisco che all’esterno possa generare curiosità, ma noi non guardiamo ai numeri». E ha aggiunto, con la schiettezza che lo contraddistingue, che per gli europei non esiste ancora un «percorso sicuro e delineato». Siamo in attesa, insomma, di vedere come si evolveranno i rapporti con la NASA, anche alla luce dei recenti rimescolamenti (come la pausa annunciata sul progetto Gateway nella sua forma attuale).

La “gara” europea tra Francia, Germania e Italia

Se Parmitano spera di salire su quel palcoscenico, c’è però chi sta già facendo campagna elettorale spaziale. L’astronauta francese Thomas Pesquet, intervistato da France Inter, ha giocato d’anticipo. «Mi piacerebbe rispondervi di sì e annunciarlo io stesso», ha detto quando gli è stato chiesto se camminerà sulla Luna. Pesquet ha rivelato un retroscena interessante: l’Agenzia Spaziale Europea dispone di tre posti a bordo di questa avventura. Secondo quanto annunciato, toccherà probabilmente a un tedesco partire per primo, seguito da un francese e poi da un italiano, anche se «l’ordine resta ancora da definire». Una dichiarazione, quella di Pesquet, che sa tanto di presa di posizione: “Se ci sarà un francese, spero sia io”, ha detto, citando anche i colleghi Arnaud Prost e Sophie Adenot, ma rivendicando per sé il ruolo di “veterano” con più missioni alle spalle.

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