Un astronauta italiano sbarcherà sulla Luna con le prossime missioni Artemis: cosa sappiamo sull’accordo tra Nasa ed Esa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Tra qualche anno, se il programma Artemis della Nasa rispetterà le tappe ora delineate, potremo assistere a una scena inedita: un astronauta italiano che cammina sulla superficie lunare. La decisione, va detto, non è nuova: già a novembre dello scorso anno, durante il Consiglio ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea, il direttore generale dell’Esa Joseph Aschbacher aveva anticipato l’intenzione di coinvolgere il nostro paese in modo strutturale nelle prossime fasi del ritorno umano sul satellite. Ma è stata la recente riorganizzazione del programma Artemis – voluta dall’amministratore della Nasa Jared Isaacman per accelerare i tempi e razionalizzare le risorse – a rendere operativo l’accordo, siglato poi con il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha la delega per le attività spaziali italiane e ha presieduto la Ministeriale Esa del 2025. Un passaggio formale, ma tutt’altro che burocratico, perché da quel documento discendono impegni precisi e una tabella di marcia che vede l’Italia in prima fila.

La prima casa sulla Luna, made in Turin

L’idea di una «casa sulla Luna» – espressione che pure evoca scenari da fantascienza – ha trovato un centro di gravità a Torino, dove Thales Alenia Space sta sviluppando il modulo abitativo destinato alle missioni Artemis. Non si tratta, ovviamente, di un attico con piscina, ma di un ambiente pressurizzato progettato per garantire la sopravvivenza degli astronauti: tavoli, sedie, letti, aree di lavoro e persino spazi per il ristoro, il tutto entro il 2034 secondo le previsioni attuali. Il progetto è stato commissionato dall’Agenzia Spaziale Italiana, in collaborazione diretta con la Nasa, e rappresenta un pezzo centrale dell’infrastruttura che servirà a insediare una base permanente sul nostro satellite. Se le cose continueranno di questo passo, l’Italia rischia di arrivare prima sulla Luna che ai mondiali di calcio: una battuta, certo, ma che restituisce bene l’ambizione del programma.

Da Artemis II al modulo abitativo, il futuro dell’Italia nello spazio

Mentre seguiamo con il fiato sospeso il viaggio dei quattro astronauti a bordo della capsula Orion per la missione Artemis II – volo di collaudo fondamentale prima del vero sbarco –, per l’Italia si profila un impegno ancora più oneroso e ambizioso. La realizzazione di un modulo che dovrà fornire supporto vitale agli astronauti che sbarcheranno nel prossimo decennio è uno dei pilastri dell’allestimento di una base permanente. E non è un dettaglio secondario, se si considera che l’Italia contribuisce da sempre all’aerospazio infrastrutturale: il 50% della Stazione Spaziale Internazionale è made in Italy, e con il lanciatore Vega il nostro paese ha delineato il record europeo di satelliti messi in orbita con un singolo lancio. A distanza di oltre cinquant’anni dalla fine della missione Apollo, l’umanità torna a varcare le soglie dell’orbita lunare, e questa volta lo fa con una forte impronta italiana.

Un accordo che vale più della somma delle sue parti

La firma tra Isaacman e Urso non è soltanto un atto politico-diplomatico: sancisce un metodo di lavoro in cui l’Italia si conferma uno dei pochi paesi al mondo capaci di operare lungo l’intera catena del valore spaziale, dalla progettazione alla gestione operativa. L’accordo, peraltro, arriva in un contesto geopolitico particolare – con Trump di nuovo presidente degli Stati Uniti – ma i fatti parlano chiaro: le scelte tecniche e industriali precedono le altalene della politica. Torino, Thales Alenia Space e l’Agenzia Spaziale Italiana sono già al lavoro, e il modulo abitativo dovrà essere pronto quando gli astronauti, compreso quello italiano, metteranno piede sulla Luna. Nessuna certezza sui tempi, ma la direzione è tracciata.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.