La Nasa sceglie l’italiano Luca Parmitano: sarà il pilota della missione Artemis III

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Una telefonata ricevuta in treno, mentre era convinto si trattasse di questioni di ordinaria amministrazione riguardanti la Stazione spaziale internazionale, ha cambiato il corso della carriera di Luca Parmitano.

L’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa), lo scorso 10 giugno, ha ricevuto la notizia direttamente dagli Stati Uniti: la Nasa lo ha ufficialmente designato come pilota dell’equipaggio di Artemis III, la missione che – lanciata con l’obiettivo di testare in orbita terrestre le tecnologie propedeutiche al ritorno dell’uomo sul suolo lunare – rappresenta un tassello fondamentale del programma spaziale statunitense.

La scelta dell’ente americano è ricaduta su un italiano, e Parmitano, visibilmente commosso durante l’annuncio tenutosi a Houston, ha voluto ribadire con forza quale sia stato il suo trampolino di lancio: l’Italia, il sistema scolastico nazionale, l’Aeronautica Militare e l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Non ha nascosto l’emozione, chi ha avuto modo di seguire la conferenza lo ha notato, ma dietro quella commozione c’è la consapevolezza di dover gestire un ruolo tecnico di primissimo piano.

“Non c’è spazio per ego e vanità”, ha dichiarato in più di un’occasione l’astronauta, “perché la missione più importante è sempre la prossima”.

L’equipaggio e gli obiettivi della missione in orbita

Al comando della missione, che dovrebbe decollare nel corso del 2027, ci sarà il veterano della Nasa Randy Bresnik, pilota sperimentale con alle spalle migliaia di ore di volo e due missioni spaziali alle spalle. Insieme a loro, a completare il quartetto, gli specialisti Frank Rubio e Andre Douglas, entrambi statunitensi, mentre Bob Hines è stato indicato come membro di riserva.

Contrariamente a quanto inizialmente previsto nei piani più ambiziosi dell’agenzia guidata da Jared Isaacman, Artemis III non toccherà la superficie lunare; il suo scopo principale sarà invece quello di verificare le manovre di rendez-vous e attracco tra la capsula Orion, alimentata dal modulo di servizio europeo (ESM), e i futuri lander lunari sviluppati da partner commerciali come SpaceX e Blue Origin.

Si tratta, in sostanza, di una prova generale in orbita terrestre bassa, una fase di collaudo essenziale per ridurre i rischi in vista delle missioni successive, a partire da Artemis IV, che dovrebbe portare gli esseri umani al polo sud della Luna.

Il profilo tecnico: dal rischio nello spazio al ruolo di pilota

La scelta del nome di Parmitano – unico europeo selezionato per questa fase del programma Artemis – non è certo casuale, se si analizza la sua scheda professionale. L’astronauta catanese, colonnello dell’Aeronautica militare, ha maturato una competenza specifica nel volo sperimentale; prima di indossare la tuta spaziale, aveva già collezionato oltre duemila ore di volo su più di venti diversi tipi di velivoli militari.

La sua resilienza è stata testata sul campo già nel lontano 2013, durante una passeggiata spaziale a bordo della Iss: un malfunzionamento del sistema di raffreddamento della tuta lo mise a rischio annegamento nel vuoto, con l’acqua che iniziò a riempirgli il casco mentre si trovava all’esterno del laboratorio orbitale.

Gestì l’emergenza con una lucidità che gli valse la stima dei vertici Nasa, e oggi, forte di 366 giorni complessivi trascorsi in orbita e di sei attività extraveicolari (EVA) alle spalle, si prepara a mettere le sue capacità al servizio del banco di prova più impegnativo della sua carriera.

L’orgoglio istituzionale e la “rampa di lancio” italiana

Immediata, come prevedibile, la reazione della politica italiana alla notizia diffusa dagli Stati Uniti. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto inviare le sue congratulazioni pubbliche all’astronauta, sottolineando come questo traguardo confermi l’eccellenza del settore spaziale italiano e rappresenti un esempio concreto per le giovani generazioni che osservano il cielo con aspirazioni scientifiche.

“La sua competenza, il suo impegno e il suo spirito di servizio”, ha scritto in una nota diffusa nella giornata di mercoledì, sono un valore aggiunto per l’intero sistema-Paese.

D’altronde, lo stesso Parmitano ha utilizzato una metafora molto chiara per descrivere il suo percorso: se la Nasa è il “razzo” che fornisce la spinta fisica per raggiungere gli obiettivi, e l’Esa è la “torre di lancio” che collega le diverse realtà, il carburante e la piattaforma di partenza restano saldamente ancorati alla penisola, al suo sistema formativo e alle forze armate che ne hanno forgiato il carattere. L’addestramento, a questo punto, entrerà nel vivo e lo vedrà impegnato al Johnson Space Center, dove ogni minuto di ritardo è semplicemente inammissibile.

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