Artemis II, il video della Terra che scompare fatto con l’iPhone: lo scatto “umano” che arriva dallo spazio profondo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un momento, in ogni grande impresa spaziale, in cui la tecnologia si fa invisibile e a parlare è l’emozione pura, quasi ingenua, di chi quel viaggio lo sta vivendo in prima persona. È il caso del video, destinato a diventare virale, che l’astronauta Reid Wiseman ha pubblicato sui propri profili social al rientro della missione Artemis II: un filmato, girato con un comune iPhone, che immortala la lenta scomparsa della Terra dietro l’orizzonte lunare. Un fenomeno che gli esperti chiamano “Earthset” – la “messa a dimora” del nostro pianeta – e che, per la prima volta dopo decenni, viene restituito al pubblico non attraverso il filtro pesante di una telecamera professionale, ma con la spontaneità di un cellulare puntato contro un vetro.

La sequenza, della durata di pochi secondi, mostra il profilo irregolare e craterizzato della Luna che divora progressivamente il cerchio azzurro e bianco del pianeta, fino a inghiottirlo completamente nel buio cosmico. Wiseman, che comandava il modulo Orion, ha descritto l’esperienza con una metafora sorprendentemente terrena: «Come guardare il tramonto in spiaggia, ma seduti nella poltrona più lontana del cosmo». Ciò che rende il contenuto speciale, come si legge nel post originale, non è tanto la definizione tecnica, quanto la sua assoluta mancanza di artificio; l’astronauta ha tenuto a precisare che il video non è stato ritoccato né ritagliato, e che lo zoom utilizzato (8x) è paragonabile a quello dell’occhio umano, restituendo fedelmente la scala vertiginosa di quel paesaggio.

Sullo sfondo di questo scatto “fai da te” c’è la complessa macchina operativa della missione Artemis II, rientrata lo scorso 11 aprile dopo un viaggio di dieci giorni che ha infranto il record di distanza dalla Terra per un equipaggio umano, toccando i 406.778 chilometri. Mentre la collega Christina Koch, come si sente chiaramente nell’audio del video, immortalava la scena con una reflex Nikon D5 dotata di teleobiettivo da 400 mm, Wiseman sfruttava l’angusta visuale della finestra di attracco, dove l’iPhone – a differenza delle apparecchiature ufficiali – entrava perfettamente. Non si è trattato di un’improvvisazione: l’amministratore della NASA ha rivelato che il dispositivo commerciale ha superato un severo protocollo di certificazione per l’uso in orbita, un passo che apre la strada all’omologazione di tecnologie simili per i turisti o gli equipaggi del futuro.

Lo sguardo dalla “faccia nascosta” e i riscontri tecnici della missione

L’inquadratura è stata catturata il 6 aprile, mentre la capsula Orion sorvolava la cosiddetta faccia nascosta della Luna, quella regione che rimane invisibile dalla Terra e che ha offerto all’equipaggio una visuale inedita del nostro pianeta. Mentre l’attenzione mediatica si concentra sulla potenza evocativa del video – che per molti richiama la celebre foto “Earthrise” del 1968 scattata dall’equipaggio dell’Apollo 8 –, la NASA ha utilizzato il rientro per avviare le prime valutazioni ufficiali dei dati di volo. I risultati, in questa fase iniziale, confermano la tenuta strutturale del vettore Space Launch System e dei sistemi di supporto vitale, elementi essenziali per non rallentare la tabella di marcia già fissata.

Lo stato di salute del programma e i passi verso Artemis III

Se Artemis II ha dimostrato che l’uomo può tornare a navigare nello spazio profondo in sicurezza, il vero banco di prova – quello che vedrà gli astronauti scendere concretamente sulla superficie lunare – è stato spostato al 2027 con la missione Artemis III. A differenza del recente volo, che era essenzialmente un test orbitale, la prossima fase richiederà il collaudo dei nuovi razzi e delle tute spaziali, passaggi cruciali che gli ingegneri stanno già mettendo a punto nei centri di ricerca. Proprio in questi giorni, la struttura principale del razzo per Artemis III è stata trasferita dagli stabilimenti della Boeing in Louisiana al Kennedy Space Center in Florida, segno che la produzione non si è fermata nonostante la complessità delle sfide tecniche ancora da risolvere, come quelle legate ai sistemi di attracco per il lander.

“Geo” e la divulgazione del viaggio lunare

Per chi volesse approfondire i dettagli scientifici di questa impresa, la programmazione televisiva nazionale offre uno spazio di analisi: venerdì 24 aprile, alle 16.20 su Rai 3, la trasmissione “Geo” dedicherà un focus alla missione, ripercorrendo le tappe di quei dieci giorni di volo e analizzando le immagini, comprese quelle amatoriali che, come nel caso del video di Wiseman, hanno il merito di avvicinare il grande pubblico a una realtà spesso percepita come distante. Un viaggio, quello della navetta Orion, che ha segnato il ritorno dell’umanità a “sfiorare” la Luna dopo oltre cinquant’anni, con l’obiettivo dichiarato di non limitarsi a una visita, ma di iniziare a costruire le basi per le future spedizioni verso Marte.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.