Artemis 2, gli astronauti a metà strada tra test medici e palestra in orbita
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il viaggio verso la Luna, che per la prima volta dopo oltre mezzo secolo porta un equipaggio umano a lasciare l’orbita terrestre profonda, è già un laboratorio galleggiante di fisiologia applicata. A bordo della navetta Orion, gli astronauti di Artemis 2 – tre della Nasa e uno della Canadian Space Agency – hanno da tempo superato la fase di semplice adattamento alla microgravità per dedicarsi a un programma serrato di esperimenti scientifici, tra cui spiccano i test di medicina cardiopolmonare. Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di mere verifiche di routine: le ricerche condotte in questo campo, spiega la documentazione tecnica diffusa dall’agenzia spaziale statunitense, servono a comprendere come il cuore e i polmoni rispondano a sollecitazioni prolungate in assenza di gravità, un dato cruciale in vista delle future missioni verso Marte.
L’attività fisica come contromisura, non come svago
Parallelamente agli impegni sul fronte medico, l’equipaggio non ha mai smesso di seguire un rigoroso programma di allenamento a bordo. La palestra, in uno spazio così angusto, non è un lusso ma una necessità: l’attività fisica quotidiana, che include esercizi resistivi e cardiovascolari, previene l’atrofia muscolare e la demineralizzazione ossea, fenomeni ben noti agli specialisti di medicina spaziale. Victor Glover, che ricopre il ruolo di pilota della Orion, è stato ripreso mentre coordinava alcune di queste operazioni tecniche, mentre in un video diffuso dalla Nasa si vede uno dei quattro membri preparare il pranzo per i colleghi – un gesto ordinario che, in quel contesto, assume i contorni di un esperimento comportamentale.
La conferma via social: “Siamo a metà strada”
L’agenzia spaziale americana ha aggiornato lo stato della missione attraverso un post su X, il social network un tempo noto come Twitter, con una frase secca: «Siamo a metà strada». La missione Artemis 2, si legge ancora nel messaggio, si trova circa a metà della traiettoria definita “trans-lunare”, quella fase di volo in cui la navetta non è ancora stata catturata dal campo gravitazionale lunare ma ha già lasciato definitivamente l’influenza prevalente della Terra. Una volta raggiunta la destinazione, gli astronauti effettueranno un sorvolo ravvicinato del satellite, raccogliendo dati scientifici sulla superficie senza però allunare. Il post era accompagnato da un video, già menzionato, che mostra momenti di vita quotidiana nell’abitacolo.
Il decollo notturno e l’obiettivo principale della missione
Il lancio era avvenuto alle 00:35 italiane dal Kennedy Space Center in Florida, con il razzo Space Launch System (Sls) che ha spinto la Orion in un’orbita terrestre prima dell’accensione che l’ha indirizzata verso la Luna. L’intero viaggio, della durata prevista di circa dieci giorni, serve primariamente a testare la navetta Orion in condizioni operative reali con equipaggio umano. I quattro astronauti a bordo – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen – sono quindi dei cavie consapevoli e altamente addestrate. Lo scopo più profondo, quello dichiarato nei documenti di pianificazione, è preparare il terreno per Artemis 4, il cui allunaggio è previsto nel 2028: solo dopo aver verificato che i sistemi di supporto vitale, la schermatura termica e i comandi di volo reggono l’urto del viaggio lunare, la Nasa potrà autorizzare una discesa sulla superficie.




