La missione Artemis II è decollata: i 4 astronauti in orbita intorno alla Terra, poi rotta verso la Luna
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Sono passati cinquantatré anni dall’ultima volta che un essere umano si è avventurato oltre l’orbita bassa terrestre, e quella lunga attesa, alimentata da decenni di silenzi e missioni robotiche, si è conclusa alle ore 00.35 italiane, con undici minuti di ritardo sul programma iniziale, quando la Nasa ha dato il via libera al razzo Space Launch System. Dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, il colosso bianco ha squarciato il cielo notturno – un evento che alcuni passeggeri di un aereo di linea in volo sopra la Florida hanno immortalato con i loro smartphone, restituendo immagini spettacolari del pennacchio infuocato – portando con sé la navetta Orion e i quattro membri dell’equipaggio che compongono il volo Artemis II. Una volta superata l’atmosfera, la capsula si è inserita in un’orbita terrestre, dove resterà per circa venticinque ore: un periodo necessario, questo, per verificare uno per uno i sistemi di bordo prima di ricevere l’ok per la rotta che la condurrà intorno alla Luna.
Un equipaggio storico per un volo senza precedenti
A bordo della Orion non ci sono solo quattro astronauti, ma una serie di primati che raccontano quanto l’esplorazione spaziale sia cambiata rispetto all’epoca dell’Apollo. Il comandante Reid Wiseman guida la squadra, affiancato da Victor Glover – e proprio Glover è destinato a diventare il primo uomo di colore a superare l’orbita terrestre, spingendosi fino al nostro satellite –, da Christina Koch, che sarà invece la prima donna a orbitare intorno alla Luna, e da Jeremy Hansen, rappresentante dell’Agenzia spaziale canadese Csa, il primo non americano a raggiungere una distanza così ragguardevole dalla Terra. Nessuno di loro, è bene ricordarlo, scenderà sulla superficie lunare: il compito di Artemis II è infatti quello di un volo di sorvolo e collaudo, una sorta di prova generale in vista delle missioni successive.
Dieci giorni intorno alla Luna: la verifica dei sistemi
L’intera missione durerà circa dieci giorni, e dopo la fase iniziale in orbita terrestre l’equipaggio riceverà il via libera per accendere i propulsori e puntare dritto verso la Luna. Una volta arrivati, gli astronauti non faranno che orbitare attorno al suo roccioso, raccogliendo dati e monitorando il comportamento della capsula in un ambiente che nessun essere umano sperimentava da più di mezzo secolo. Non ci saranno allunaggi, né passeggiate spaziali: la priorità, in questa fase, è dimostrare che la Orion è pronta a riportare l’uomo – e stavolta anche la donna – nei pressi del nostro satellite, e che tutti i sistemi di supporto vitale, navigazione e comunicazione reggono l’urto del viaggio interplanetario.
Le immagini e il contesto di un lancio da ricordare
Le fotografie diffuse dalle agenzie – e in particolare quelle catturate dai passeggeri del volo di linea sopra la Florida – mostrano la scia luminosa del Space Launch System mentre si staglia contro l’oscurità, quasi una firma infuocata nel cielo prima di spegnersi nell’immensità dello spazio. Persone radunate davanti a maxi-schermi, come quelle immortalate presso la News Corp, hanno assistito al decollo in diretta, mentre al Kennedy Space Center il conto alla rovescia è scivolato via senza intoppi, a parte quel breve slittamento di undici minuti che non ha compromesso l’esito dell’operazione. Artemis II è dunque ufficialmente in viaggio, e il suo ritorno verso la Terra – con il rientro e l’ammaraggio della capsula – è atteso al termine di questa decina di giorni che ridisegneranno, tappa dopo tappa, il futuro della presenza umana oltre l’orbita terrestre.




