Artemis II, il lato nascosto della Luna e quel selfie con l’iPhone 17 Pro Max

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Lunedì scorso, quando la capsula Orion ha iniziato a curvare attorno al lato nascosto della Luna – quello che nessun occhio umano aveva mai potuto osservare direttamente – i quattro membri dell’equipaggio di Artemis II hanno realizzato qualcosa di più di un semplice record di distanza. Hanno infatti superato i 6.600 km stabiliti nel 1970 dall’equipaggio di Apollo 13, spingendosi più lontano dalla Terra di quanto chiunque altro avesse mai fatto prima, e hanno colto l’istante per ricreare una delle immagini più iconiche della storia dell’esplorazione spaziale: “Earthrise”, ma con una piccola, significativa variazione. L’astronauta che ha scattato la foto – e il cui nome non è stato diffuso nei dettagli dell’informativa – avrebbe detto ai compagni: «Non muovere un piede, devo allungare una mano». Un gesto semplice, quasi domestico, per immortalare un pianeta lontano.

Il racconto della vita “allo stretto” a bordo di Orion

In attesa del rientro previsto nelle prime ore italiane di sabato 11 aprile al largo della costa meridionale della California, i quattro astronauti hanno parlato con i giornalisti via collegamento, descrivendo le emozioni provate durante quel sorvolo ravvicinato. Hanno raccontato di una traiettoria che li ha portati esattamente oltre il lato invisibile del nostro satellite, un’area mai osservata direttamente da un essere umano, trasformandoli così negli esploratori più lontani di sempre. La vita “allo stretto” all’interno della capsula – lo hanno detto senza troppi giri di parole – richiede coordinazione e pazienza, perché gli spazi sono ridotti e ogni movimento va calcolato. Non ci sono dettagli espliciti sulle difficoltà quotidiane, ma il racconto lascia intendere una routine fatta di gesti misurati e silenzi pieni di stupore.

iPhone, Nutella e un water: i primati (insoliti) della missione

C’è però un aspetto, nella cronaca di questo volo, che mescola l’alta tecnologia con la quotidianità più terrena. Le fotografie che gli astronauti stanno scattando alla Terra e alla Luna, lo si è appreso dai dati tecnici diffusi, non provengono solo dalle sofisticate macchine della NASA. Molte di quelle immagini – compresi i celebri selfie spaziali – sono state realizzate con un iPhone 17 Pro Max. Per chi ama la fotografia, ecco le impostazioni usate: obiettivo 2,715 mm, apertura f/1.9, flash disattivato. E i record non finiscono qui. Artemis II è la prima missione che porta una donna e un astronauta nero verso la Luna, la prima con un water a bordo, la prima in cui la Nutella si trova così distante dalla cucina di qualcuno, e la prima in cui un equipaggio dispone di smartphone commerciali accanto all’attrezzatura scientifica.

La “Luna-mania” della NASA si trasforma in sfondi per telefono

L’agenzia spaziale americana, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di frenare l’entusiasmo popolare. Ha appena pubblicato una pagina web – senza link esterni in questa sede – che raccoglie le foto più suggestive della missione, tagliate appositamente in verticale per essere usate come sfondo del telefono. Le immagini sono offerte in risoluzione 1080x1920, formato 9:16, leggermente più stretto rispetto al 9:20 della maggioranza degli smartphone attuali. Un dettaglio, quest’ultimo, che non ha impedito a milioni di persone di scaricarle. Il volo di Artemis II, insomma, resta ad oggi il viaggio spaziale dei record: mai prima d’ora un equipaggio si era spinto così lontano, e mai con una tale mescolanza di hardware tradizionale e oggetti di uso comune.

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