Artemis II, la partenza verso la Luna slitta a marzo per un problema tecnico
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il ritorno dell'uomo nell'orbita lunare, atteso da quando, nel dicembre del 1972, l'ultimo modulo di comando Apollo lasciò la superficie del nostro satellite, subisce un nuovo rinvio. La NASA ha infatti comunicato ufficialmente lo slittamento della missione Artemis II, che non avverrà nella finestra di lancio di febbraio, come inizialmente pianificato, ma al più presto a marzo del 2026. A rendere necessaria la decisione, che gli addetti ai lavori temevano ormai da giorni, è stata la ricomparsa di un problema tecnico già noto e persistente: una perdita di idrogeno liquido, riscontrata durante le operazioni di rifornimento del potente razzo Space Launch System sulla rampa 39B del Kennedy Space Center, in Florida. Un intoppo che, per chi segue le vicende del programma, suona come un déjà-vu, riportando alla memoria le medesime difficoltà che rallentarono il debutto senza equipaggio della missione Artemis I.
Il nodo critico delle perdite di idrogeno
Le prove di carico del propellente, test fondamentali per simulare in sicurezza ogni fase del conto alla rovescia, hanno evidenziato una criticità nell'interfaccia tra il razzo e la torre di lancio, la cosiddetta "quick disconnect". È proprio in quel punto delicatissimo, dove si congiungono le linee di alimentazione, che si è verificata la fuoriuscita di idrogeno, un combustibile criogenico estremamente volatile e difficile da gestire. La NASA, che aveva affrontato una sfida simile nei test per Artemis I, aveva implementato modifiche e miglioramenti; la riemersione del guasto suggerisce, tuttavia, la complessità di un sistema d'avanguardia che richiede una messa a punto meticolosa. Alcuni di loro, gli ingegneri e i tecnici al lavoro giorno e notte al Kennedy, sanno bene che non si tratta di una semplice formalità, ma di un ostacolo tecnico da superare per garantire l'assoluta incolumità dell'equipaggio.
Le nuove finestre di lancio in ballo
Con il fallimento dell'ultimo test, la prima opportunità utile per il lancio, che era stata inizialmente fissata per il 6 febbraio e poi spostata al 9 dello stesso mese, è ormai decaduta. L'agenzia spaziale statunitense punta ora alla seconda finestra disponibile, quella che si apre il 6 marzo e si estende, con alcune esclusioni, fino all'11 del mese. Qualora anche questo periodo non fosse sufficiente per risolvere definitivamente l'anomalia e completare le necessarie verifiche, si passerebbe alla successiva, in aprile. Un ulteriore rinvio, sebbene non auspicato, rimane quindi un'opzione concreta sul tavolo, dettata dalla ferrea regola della sicurezza prima di tutto. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha spesso posto l'esplorazione spaziale tra le priorità della sua agenda, segue da vicino gli sviluppi di un programma dal forte valore simbolico e strategico.
L'attesa dell'equipaggio e il peso della storia
I quattro astronauti selezionati per questo storico viaggio di andata e ritorno attorno alla Luna, il cui addestramento procede senza intoppi, si trovano dunque ad affrontare un'ulteriore attesa. Il loro volo, che li porterà più lontano di quanto qualsiasi essere umano sia andato dalla Terra dall'epoca delle Apollo, rappresenta il primo cruciale passo verso lo sbarco di una donna e di un uomo sul polo sud lunare, previsto con Artemis III. Ogni ritardo, se da un lato frustra le aspettative di un intero settore e degli appassionati di tutto il mondo, dall'altro consolida la filosofia di un programma che non può permettersi approssimazioni. La Luna, lassù, è rimasta immutata per millenni; l'umanità, che ha già calcato il suo suolo, ora deve dimostrare di poterci tornare non solo con la stessa audacia, ma con una tecnologia più affidabile e sofisticata.




