Il debutto di Ariane 64, il volo dei booster italiani e i trentadue satelliti Amazon consegnati in orbita dalla base di Kourou
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il boato, a sette chilometri di distanza, è tale da riverberarsi nella cassa toracica degli osservatori attestati al punto panoramico Toucan; e quando i quattro propulsori accessori P120C – quelli che gli ingegneri di Avio, a Colleferro, assemblano intervenendo sulla fibra di carbonio monoblocco – hanno spinto il lanciatore alto quanto un edificio di venti piani fuori dall’atmosfera terrestre, il centro di controllo della Guyana francese ha potuto annotare sui propri registri un successo che all’Europa mancava. Giovedì 12 febbraio 2026, alle 17.45 ora italiana, Ariane 64, la variante più muscolosa del programma spaziale europeo, ha lasciato la rampa ELA-4 dello spazioporto di Kourou portando con sé trentadue apparati della costellazione Leo di Amazon: una consegna, ha scritto Emmanuel Macron sul proprio account, di pacchi spediti a quattrocentossessantacinque chilometri di quota.
La missione, identificata dal codice VA267 per Arianespace e LE-01 per il cliente statunitense, ha richiesto un minuto e cinquantaquattro minuti di volo prima che l’ultimo dei trentadue velivoli si separasse dallo stadio superiore; una sequenza scandita da tre riaccensioni del motore Vinci, l’ultima delle quali destinata a deorbitare il lanciatore per rispettare il protocollo cosiddetto zero detriti caldeggiato dall’Agenzia spaziale europea. Ma il cuore tecnico della prestazione, quello che ha moltiplicato per due le capacità di carico delle precedenti versioni A62, va cercato nei quattro booster italiani. Ciascuno di essi, lungo undici metri e sette, ha erogato per due minuti e venticinque secondi una spinta media di 4500 kilonewton, consentendo al vettore di raggiungere le 21,6 tonnellate di capacità di trasporto: un regime di potenza che l’Europa non aveva mai sperimentato sui propri nastri di partenza.
Il riallineamento delle costellazioni e il ruolo della componentistica italiana
Se Ariane 64 ha potuto issare fino all’orbita terrestre bassa una tale mole di carico – cofano lungo venti metri incluso – lo si deve appunto alla propulsione solida realizzata nello stabilimento laziale di Avio, la stessa azienda che fornisce il primo stadio per il vettore leggero Vega C. Il P120C, qui impiegato in configurazione quadrupla, non costituisce tuttavia il punto d’arrivo del progetto: i motori che voleranno sulle prossime missioni, sedici delle diciotto complessivamente contrattualizzate da Amazon, saranno i P160C, già qualificati a terra nell’aprile del 2025 e capaci di ospitare quattordici tonnellate di combustibile in più rispetto agli attuali. L’aggiornamento, che aggiunge un metro di lunghezza a ciascun booster, dovrebbe ritoccare verso l’alto del dieci per cento le prestazioni complessive del sistema.
L’operatore francese Arianespace, per bocca del proprio amministratore delegato David Cavaillolès, ha sottolineato come il volo abbia dimostrato l’attitudine del mezzo a eseguire profili di missione complessi, segnatamente quelli richiesti dal dispiegamento di grandi costellazioni commerciali. Il carico utile appartiene infatti alla flotta Amazon Leo, l’ex Progetto Kuiper rinominato nello scorso novembre, che il fondatore di Blue Origin intende contrapporre alla galassia Starlink di Elon Musk. Al momento della scrittura i satelliti Leo in orbita risultano centosettantanove – numero lievitato a duecentoundici con l’immissione dei trentadue freschi di lancio – a fronte degli oltre novemila apparati Starlink attivi; il contratto siglato con Arianespace, della durata di diciotto mesi, prevede una cadenza serrata di missioni finalizzate a colmare il divario.
L’architettura della missione e i tempi di separazione
La finestra di lancio, apertasi alle 16.45 UTC, è stata sfruttata integralmente; il decollo è avvenuto al secondo utile. Diciannove minuti dopo il distacco dalla rampa, i tecnici hanno registrato l’accensione dello stadio superiore e, a un’ora e ventinove minuti dal decollo, il via alla sequenza di rilascio dei satelliti. Ciascuno dei trentadue apparati, destinati a essere portati successivamente alla quota operativa di seicentotrenta chilometri dal centro di controllo statunitense, ha lasciato la struttura portante a intervalli cadenzati per venticinque minuti. Il carico complessivo, circa venti tonnellate, ha saturato la capacità volumetrica del nuovo cofano allungato senza raggiungere il limite di massa del vettore: margine che i futuri P160C contribuiranno a comprimere.
La cronologia degli eventi, certosina, ha visto la separazione dei quattro booster al minuto due e venticinque secondi a ottantasette chilometri di quota, il rilascio delle coppelle di protezione al minuto tre e undici secondi e lo spegnimento del motore principale Vulcain 2.1 pochi istanti dopo. Lo stadio superiore ha quindi operato tre accensioni: le prime due per collocare il carico nell’orbita designata, la terza – a due ore e quarantadue minuti dal lancio – per abbandonare la propria posizione e rientrare in atmosfera senza lasciare frammenti persistenti.
Gli equilibri del trasporto spaziale commerciale e le attese della Casa Bianca
La circostanza che il principale cliente commerciale del lanciatore europeo sia una società statunitense – e che tale società, Amazon, veda tra i propri azionisti di riferimento la figura di Jeffrey P. Bezos – si inserisce in una cornice geopolitica nella quale la presidenza di Donald Trump, insediato nuovamente alla Casa Bianca, non ha mancato di manifestare attenzione per la supremazia tecnologica nazionale. La richiesta avanzata da Amazon alla Federal Communications Commission lo scorso 30 gennaio, volta a ottenere una proroga biennale del termine imposto per il dispiegamento della prima metà della costellazione, ha trovato giustificazione nella strozzatura dei vettori disponibili; i contratti aggiuntivi siglati con SpaceX, per dieci missioni Falcon 9, e la trasformazione in ordini fermi delle opzioni per il lanciatore New Glenn testimoniano la ricerca di una diversificazione accelerata. Il debutto di Ariane 64, in questo quadro, non rappresenta soltanto un traguardo ingegneristico ma un ingranaggio del tentativo, da parte di Amazon, di rispettare – o quantomeno avvicinare – le scadenze imposte dall’ente regolatore.
La base di Kourou, situata sul continente sudamericano, ha assistito al sesto volo complessivo di Ariane 6 ma al primo nella configurazione pesante; i cinque lanci precedenti, tutti in allestimento A62, aveviavano già consentito all’Esa di accumulare dati operativi, sebbene con un carico utile inferiore. La presenza dei quattro booster italiani ha imposto una revisione dei carichi dinamici e delle sollecitazioni termiche, elementi sui quali il costruttore ArianeGroup e il vettore spaziale nazionale francese Cnes hanno lavorato in sinergia. La coppa di carico, venti metri, è stata impiegata per la prima volta in condizioni di volo reale e ha dimostrato di preservare l’integrità dei satelliti durante la fase di massima pressione aerodinamica.




