I Cesaroni - Il ritorno, un finale tra vuoti di sceneggiatura e richiami al passato

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’ultima puntata de I Cesaroni - Il ritorno, andata in onda lunedì 1 giugno in prima serata su Canale 5 (e da quel giorno disponibile in streaming su Mediaset Infinity), ha chiuso i battenti su quella che doveva essere una grande festa di famiglia ma che, a conti fatti, ha lasciato il pubblico con più di un interrogativo. La settima stagione, quella del "ritorno" tanto atteso, si è conclusa tra colpi di scena annacquati da una narrazione che, per molti telespettatori, non ha saputo decollare.

E se da un lato la nostalgia ha fatto il suo dovere, dall’altro la gestione del triangolo amoroso tra Marco, Virginia e Walter ha rappresentato il nervo scoperto di una produzione che sembra aver avuto paura di scegliere. La famiglia della Garbatella, storicamente rumorosa e caotica, si è trovata a fare i conti non solo con i propri fantasmi interiori, ma anche con una scrittura giudicata da molti poco incisiva.

Marco, Virginia e Walter: un gioco a tre che non decolla

Al centro della narrazione conclusiva rimane ovviamente la relazione tra Virginia e Marco, una coppia storica il cui futuro viene messo nuovamente in discussione dall’ombra ingombrante di Eva e dai sentimenti inconfessati di Walter. La puntata, che ha visto l’allontanamento volontario di Virginia per uno stage di cucina dallo chef Luganelli, ha messo in scena una corsa contro il tempo: da una parte Walter che, pentito delle sue bugie, la raggiunge per dichiararsi; dall’altra Marco che, capendo finalmente cosa prova (o forse no), si precipita da lei per riconquistarla.

L’epilogo di questo stallo, che molti critici hanno definito "lento" e "frustrante", vede Marco ritrovare Virginia al suo risveglio, mentre nella stanza è presente anche l’amico. Una scena che, nelle intenzioni, voleva forse simulare un climax emotivo ma che, di fatto, ha riassunto l’andazzo di un’intera stagione: molta tensione costruita per poi risolversi in un sostanziale nulla di fatto, lasciando il triangolo ancora drammaticamente aperto.

Va sottolineato come parte del pubblico abbia trovato assurdo che la relazione tra Marco e Virginia, messa in crisi dal tradimento, si ricomponga in così pochi minuti.

La crisi economica e il simbolo della bottiglieria

Non solo amori, perché il destino della famiglia passa anche attraverso la sua anima commerciale. La storica bottiglieria, cuore pulsante della serie fin dalla sua prima incarnazione, attraversa una crisi nera. Giulio Cesaroni, interpretato da Claudio Amendola (che ha anche diretto la serie), si trova a gestire le conseguenze delle azioni poco chiare di Carlo, che hanno messo il locale nel mirino della Finanza. Questa situazione lo spinge a valutare l’opzione più dolorosa: vendere l’esercizio di famiglia.

Una scelta che, a differenza delle vicende sentimentali, ha fornito un contraltare più drammatico e realistico alla fiction. La possibilità che la bottiglieria chiuda rappresenta la fine di un’era, un tema che riecheggia la maturità dei personaggi e la necessità di lasciar andare il passato. Tuttavia, anche su questo fronte, la narrazione ha preferito il rinvio alla soluzione, lasciando lo spettatore con il fiato sospeso su una decisione che cambierebbe per sempre le sorti della famiglia.

Nostalgia e critiche: il peso dei social network

Se la costruzione delle nuove trame ha deluso, la parte più apprezzata dell’intera puntata è stata quella legata alla memoria. L’omaggio finale a Cesare Cesaroni e ad Antonello Fassari ha rappresentato un momento di autentica commozione per i fan. La scena in cui Giulio sistema la foto del fratello, accompagnata dalla voce fuori campo di Cesare (che pronuncia una delle sue frasi più celebri), ha ricevuto applausi virtuali e commenti entusiasti sui social, dove molti hanno ammesso di essersi commossi fino alle lacrime.

Tuttavia, al di là di questo slancio nostalgico, il resto della narrazione è stato aspramente criticato. Su X (ex Twitter) gli utenti si sono scatenati: c’è chi parla di "occasione sprecata", chi accusa gli autori di non aver sfruttato personaggi iconici come Mimmo, Rudi e lo stesso Walter, relegandoli a ruoli marginali o a evoluzioni troppo lente e poco credibili.

L’impressione generale, avvalorata dalle discussioni post-puntata, è che la serie abbia volutamente lasciato troppe porte aperte: una strategia tipica per mantenere vivo l’interesse in vista di una possibile ottava stagione, nonostante i dati d’ascolto non stellari (che hanno visto un preoccupante calo nelle settimane centrali della messa in onda). La disponibilità immediata dell’intera stagione in streaming su Mediaset Infinity e l’imminente arrivo su Netflix potrebbero rappresentare una seconda occasione per la serie.

Ma al momento, per i fan più accaniti, l’amarezza per una scrittura giudicata superficiale prevale sulla gioia del ritorno.

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