La complessità del conflitto in Medio Oriente e la vita degli ebrei

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto in Medio Oriente è un tema complesso e multiforme. Quando si parla di comunità ebraiche, si fa distinzione fra gli ebrei ashkenaziti "della Germania" e sefarditi "della Spagna". Questi termini, tuttavia, sono metafore: rappresentano rispettivamente gli ebrei dell'Europa centrale e dell'Est e quelli che, dopo la Riconquista, hanno lasciato la Penisola iberica per trasferirsi in tutto il Mediterraneo e nei territori dell'Impero ottomano.

Il 19 novembre 2023 è stato un giorno di pioggia in Israele, un giorno grigio come non se ne vedevano da anni. Proprio quel 19 novembre, il portavoce dell’esercito ha convocato la stampa israeliana per vedere i quarantasette minuti di filmato che riguardano l’attacco terroristico subito dai kibbutz, dai villaggi di frontiera e dalla città di Sderot.

Il Medio Oriente che si dischiude davanti ai nostri occhi è un luogo di esasperazione e disperazione. Uno Stato cerca vendetta, vuole salvare gli ostaggi nelle mani di Hamas, distruggere Hamas stesso, estirparlo dalla Striscia. La barbara incursione di Hamas del 7 ottobre, un attacco senza precedenti al cuore dello Stato d’Israele, sembra più lontana di un mese e mezzo: sembra più lontana agli occhi dell’opinione pubblica occidentale, perché nel frattempo si contano i morti e e la disperazione per la distruzione tra i civili di Gaza, una vera e propria crisi umanitaria dove gli aiuti sono difficili se non impossibili nonostante i ripetuti appelli a Israele della diplomazia internazionale e delle vane risoluzioni approvate dall’ONU.

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