Marotta, la bimba racconta l’orrore: «Sandro urlava, poi ha sparato»
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Redazione Interno
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La scena è quella di una festa che avrebbe dovuto essere solo gioia: bambini che ridono, la fine della scuola dell’infanzia da celebrare, un pomeriggio di giugno che si trasforma in tragedia. Griselda Cassia Nunez, 44 anni, è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa, esploso a bruciapelo dall’uomo che fino a quel momento era semplicemente il suo cognato, Sandrino Spingardi, 71 anni. A raccontare l’accaduto, con parole che lasciano poco spazio all’immaginazione, è stata la nipotina di cinque anni, testimone inconsapevole di un incubo. «Sandro urlava con nonna e mamma, poi ha sparato», ha detto la bambina, mentre gli adulti cercavano di proteggerla da un orrore che già aveva visto.
Spingardi, dopo aver colpito mortalmente Griselda, ha continuato a premere il grilletto, sparando altri colpi che hanno raggiunto la figlia della vittima, Kenia Cassia Vaca, 28 anni. Lei, nel tentativo disperato di soccorrere la madre, si è trovata nel mirino: un proiettile le ha attraversato il volto, entrando dal naso e uscendo dall’orecchio, mentre un altro l’ha sfiorata all’addome. Miracolosamente viva, Kenia è riuscita a fuggire e a rifugiarsi con la figlia nell’ospedale Santa Croce di Fano, dove è stata ricoverata nel reparto di pediatria, non solo per le cure fisiche ma anche per la protezione da un trauma che segnerà entrambe.
Quello che resta, oltre al dolore, sono le domande. Spingardi, che deteneva regolarmente l’arma, ha agito in un momento in cui la casa era piena di bambini, durante una festa che avrebbe dovuto essere un ricordo felice. Le motivazioni del gesto, ancora oscure, potrebbero emergere nell’udienza di convalida dell’arresto fissata per lunedì mattina. Intanto, Kenia, con il volto segnato dal proiettile e il cuore spezzato per la perdita della madre, tiene stretta a sé la figlia, consapevole di aver sfiorato la morte e di essere sopravvissuta per miracolo.




