L'addio di Eni e la crisi del Petrolchimico
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Redazione Economia
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Il piano industriale di Eni e della controllata Versalis rappresenta, almeno nelle intenzioni, una svolta epocale per il sito di Brindisi. Tuttavia, non si deve sottovalutare la preoccupazione delle aziende e dei lavoratori dell’indotto che rischiano di essere penalizzati, soprattutto nella fase transitoria per il raggiungimento degli obiettivi. La chiusura dell’impianto della Versalis, annunciata dall’Eni, ha sollevato timori di un effetto domino nella zona industriale, un mosaico complesso in cui ogni tassello è interconnesso. Roberto Alosi, segretario della Cgil di Siracusa, ha espresso preoccupazione per le ripercussioni che questa decisione potrebbe avere sull’intero settore.
Presentando i risultati finanziari del terzo trimestre del gruppo ENI, Francesco Gattei, Chief Transition & Financial Officer di Eni, ha sottolineato che Versalis ha accumulato perdite rilevanti negli ultimi anni, una tendenza negativa che è continuata nel 2024, in uno scenario di generale deterioramento per la chimica europea. Questo contesto ha reso necessaria una ristrutturazione e un rilancio della chimica Versalis, già annunciati a marzo e in parte anticipati nei giorni scorsi.
Il piano di riconversione, che prevede una riduzione della produzione di polimeri, richiede un patto istituzionale per coinvolgere ditte e maestranze locali, al fine di evitare tensioni sociali. Sarà fondamentale delineare una strategia che confermi la continuità dei contratti in essere e proceda, contemporaneamente, alla graduale attuazione degli obiettivi fissati dal piano industriale. La preoccupazione principale è che, senza un adeguato coinvolgimento delle parti interessate, il processo di transizione possa causare disagi significativi ai lavoratori e alle aziende dell’indotto.
In questo scenario, la necessità di un dialogo costruttivo tra Eni, Versalis e le istituzioni locali appare imprescindibile per garantire una transizione equilibrata e sostenibile.




