Elodie a San Siro: tra sensualità e inclusione, sul finale appare la bandiera palestinese

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non c’erano shorts, scarpe da ginnastica o bandane anti-afa tra il pubblico che ieri sera ha affollato – seppur non in modo stracolmo – il Meazza per il debutto negli stadi di Elodie. Con una temperatura percepita oltre i 30 gradi, molti fan hanno scelto abiti che sembravano usciti direttamente dai videoclip della cantante: stivali vertiginosi, latex aderente, top traforati e tutine che strizzavano l’occhio a un’estetica glamour e provocatoria. Un look studiato, quasi una dichiarazione di intenti, che ha trasformato lo stadio milanese in un palcoscenico parallelo.

Quello di Elodie, definito da alcuni "un esame kolossal", è stato uno show ambizioso, il primo nel suo genere per una cantante italiana in un contesto così imponente. Se all’inizio la tensione era palpabile – "o la va o la spacca", si sarà detto –, il concerto ha poi trovato il suo ritmo, mescolando sonorità disco, momenti teatrali e messaggi sociali. Tra i punti salienti, il monologo iniziale con la frase «L’amore sussurra, l’odio urla», seguito da performance che hanno celebrato l’inclusività e i diritti LGBTQ+, temi cari all’artista. Sul palco sono apparsi anche ospiti come Nannini, Lauro e Gaia, contribuendo a creare un clima di condivisione.

Non sono mancati, tuttavia, elementi di sorpresa. Sul finale, l’apparizione di una bandiera palestinese ha aggiunto un tassello politico a uno spettacolo già carico di significati. Un gesto non sbandierato, ma nemmeno nascosto, che ha portato sul palco di San Siro un simbolo di forte attualità.

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