Bancari, la piattaforma chiede 518 euro di aumento e le 35 ore: la sfida sindacale per il rinnovo del contratto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La mobilitazione, se così si può definire la fase calda della trattativa, parte da un presupposto che sembra quasi scontato ma che, a sentire i diretti interessati, rischia di essere stato dimenticato dai vertici degli istituti di credito. I sindacati dei bancari, riunitisi in queste ore, hanno dato il via libera alla piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale del credito, gettando sul tavolo una richiesta che definire sa è forse un eufemismo: un incremento retributivo medio di 518 euro mensili per la figura di riferimento, accompagnato da una riduzione dell’orario di lavoro settimanale che passerebbe dalle attuali 37 ore a 35.

Susy Esposito, segretaria generale della Fisac Cgil, ha utilizzato toni particolarmente netti nel presentare il documento, frutto del lavoro congiunto di Fabi, First Cisl, Uilca e Unisin. Non si tratta, a suo avviso, di una semplice lista della spesa economica. "I bancari – ha dichiarato – non chiedono soltanto un giusto adeguamento salariale; chiedono rispetto, dignità e futuro". Ecco, è proprio su questo concetto di "futuro" che la piattaforma cerca di innestare una visione diversa rispetto al passato recente, considerando che lo scenario economico globale, come hanno ricordato più volte i vertici del settore, è destinato a cambiare profondamente nei prossimi mesi.

Le richieste, ufficialmente approvate dai segretari generali delle sigle di categoria, non si limitano peraltro all’aspetto pecuniario. Perché se i 518 euro rappresentano il "parafulmine" mediatico della vertenza (e il metro per misurare la distanza con la controparte datoriale), il nocciolo della discussione riguarda la qualità stessa della vita professionale. La riduzione dell’orario a 35 ore, un mantra che torna ciclicamente nel dibattito sul lavoro, viene qui proposta come strumento per redistribuire la ricchezza prodotta da un settore che, nonostante le crisi internazionali e l’incertezza sui mercati, ha continuato a macinare utili record grazie all’operato dei dipendenti e non solo grazie agli investimenti speculativi.

La stretta sugli appalti e la reintegra nel mirino

Ma c’è di più. Per evitare quelle che vengono definite "disparità di trattamento" all'interno delle stesse aziende, i sindacati hanno messo nero su bianco la richiesta di limiti molto più stringenti alle attività appaltabili. In pratica, si cerca di allargare il più possibile l'area contrattuale per evitare che lavoratori che condividono lo stesso spazio fisico (o virtuale) di una banca finiscano per avere diritti e tutele differenti in base al tipo di contratto che hanno firmato. E sul fronte dei diritti individuali, spicca la richiesta di reintrodurre la reintegra nei casi di licenziamento disciplinare ingiustificato, una norma che riporta alla mente le antiche battaglie sull'articolo 18 e che rappresenta, di fatto, una cesura netta con le rigidità del Jobs Act.

L’incognita delle ristrutturazioni e l’intelligenza artificiale

L’organizzazione del lavoro, in un settore come quello bancario dove le filiali chiudono e i processi digitali avanzano a ritmo serrato, occupa un capitolo a parte nella piattaforma. C’è la richiesta di rafforzare il confronto sindacale sui carichi di lavoro e sugli organici, un tentativo evidente di mettere un freno a quella che i lavoratori percepiscono come una corsa alla sostituzione dell’uomo con l’algoritmo. L'arrivo dell'intelligenza artificiale, un tema che sta facendo discutere molto nelle cabine di regia tra Abi e sindacati, viene visto con sospetto; come ha avuto modo di sottolineare Lando Maria Sileoni (Fabi), l’innovazione tecnologica non può e non deve diventare un alibi per fare esuberi o per comprimere ulteriormente i salari. Ecco perché la richiesta di un contratto "capace di governare il cambiamento", citata da Esposito, cerca di dare una forma scritta a queste paure.

Il ruolo centrale del confronto e il voto dei lavoratori

Ora, però, la palla passa necessariamente ai diretti interessati. Il testo della piattaforma, che ha ottenuto il consenso dei vertici nazionali delle sigle (tra cui Sileoni, Fulvio Furlan della Uilca ed Emilio Contrasto di Unisin), dovrà essere sottoposto al giudizio dei lavoratori nelle assemblee che verranno convocate nelle prossime settimane. Un passaggio, questo, che i segretari generali considerano fondamentale per legittimare la trattativa con l’Abi. Non si tratta solo di raccogliere voti, ma di sondare il polso di una categoria che, reduce da mesi di incertezza (il contratto era scaduto da fine marzo, con una sospensione dei termini concordata fino a luglio), chiede risposte concrete su potere d’acquisto e stabilità occupazionale, in uno scenario internazionale – segnato dal ritorno di Trump alla presidenza degli Stati Uniti – che promette tensioni economiche e una competizione globale sempre più aggressiva.

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