Sanità privata, l’allarme di Opi Taranto: “Nessun infermiere di serie B”
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Redazione Interno
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Il messaggio, di quelli che non lasciano spazio a interpretazioni, è partito da Taranto per poi riecheggiare in tutto il Paese. Pierpaolo Volpe, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Taranto (Opi), ha voluto portare la sua solidarietà a una categoria che, suo malgrado, si trova oggi a fare i conti con una frattura interna sempre più profonda. “No a infermieri di serie A e di serie B”, ha dichiarato, commentando lo stallo che ormai da mesi blocca il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro per la sanità privata. Un’impasse, questa, che secondo Volpe sta generando disparità retributive sempre più marcate rispetto ai colleghi del pubblico, ampliando un divario che rischia di compromettere l’intero sistema.
Uno sciopero nazionale per il 17 aprile
La tensione, inevitabilmente, sta montando e venerdì 17 aprile si concretizzerà in una mobilitazione nazionale che coinvolgerà l’intera giornata. L’astensione dal lavoro, proclamata dai sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, promette di paralizzare di fatto le attività di visite, esami diagnostici e interventi programmati nelle strutture private. A Roma, il cuore della protesta batterà in piazza Santi Apostoli: dalle 9 alle 13, i lavoratori si riuniranno per chiedere che venga sbloccata una contrattazione ormai ferma da anni. La posta in gioco, per chi opera in questo comparto, è altissima: gli stipendi, infatti, non vengono adeguati da tempo, e questo nonostante l’impennata del costo della vita stia erodendo progressivamente il potere d’acquisto dei salari.
I numeri del comparto e le ragioni del malcontento
A scendere in piazza, venerdì prossimo, saranno circa trecentomila lavoratori. Una cifra che restituisce la dimensione di un settore, quello della sanità privata e del terzo settore, troppo spesso relegato ai margini del dibattito politico nonostante la sua funzione essenziale. Le organizzazioni sindacali, del resto, parlano ormai di “un’autentica età del bronzo” per descrivere la fase che stanno attraversando questi professionisti. L’obiettivo della manifestazione è chiaro: “dire basta alla continua penalizzazione” – come recitano i volantini della protesta – e restituire dignità a un lavoro che, specialmente dopo le pressioni subite durante la pandemia, non può più permettersi di essere trattato come una risorsa di secondo piano.
Disagi in arrivo per i cittadini
Lo scenario che si prospetta per i prossimi giorni, quindi, è quello di una sanità privata con le braccia incrociate, un’eventualità che avrà ripercussioni immediate sull’utenza. Gli ospiti delle cliniche convenzionate, coloro che avevano prenotato una visita specialistica o un esame urgente, si troveranno con ogni probabilità a dover rimandare i propri appuntamenti. Una situazione di stallo, questa, che getta luce su una crisi silenziosa ma profonda: quella di chi, ogni giorno, cura i pazienti senza vedere riconosciuto economicamente il proprio valore. Lo sciopero del 17 aprile, in questo senso, non è solo una protesta, ma il sintomo di un malessere che, a questo punto, non sembra più arginabile con i normali strumenti di dialogo.




