Bezos e Trump, la telefonata che ha evitato lo scontro sui dazi
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Redazione Economia
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Jeff Bezos, fondatore di Amazon e uno degli uomini più ricchi al mondo, è stato al centro di una vicenda che ha visto incrociarsi politica, commercio e comunicazione. Tutto è iniziato quando la Casa Bianca, attraverso la portavoce Karoline Leavitt, ha accusato il colosso dell’e-commerce di voler mostrare ai clienti l’impatto dei dazi doganali imposti dall’amministrazione Trump accanto al prezzo dei prodotti. Una mossa che avrebbe potuto essere interpretata come una critica indiretta alla politica commerciale del presidente.
La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere. Il presidente ha chiamato direttamente Bezos, definendolo in seguito “very nice, good guy”, per chiarire la posizione dell’azienda. Quella che poteva trasformarsi in una frattura tra Amazon e la Casa Bianca si è invece risolta in poche ore, con l’azienda che ha smentito qualsiasi intenzione di applicare tale visualizzazione.
La rapidità con cui Amazon ha rettificato la propria posizione ha sollevato interrogativi sul reale potere negoziale delle grandi corporation di fronte alla pressione politica. Non è la prima volta che Bezos, pur mantenendo un profilo relativamente discreto, si trova a dover gestire rapporti delicati con l’establishment. Già in passato, durante i primi mesi della presidenza Trump, aveva partecipato a un incontro con altri leader della Big Tech per avviare un dialogo con la nuova amministrazione.
La questione dei dazi, tuttavia, rimane un tema spinoso, soprattutto per un’azienda che basa gran parte del suo business sull’importazione di prodotti, molti dei quali provenienti dalla Cina. Se da un lato Amazon ha evitato uno scontro frontale con la Casa Bianca, dall’altro alcuni osservatori hanno sottolineato come manchi ancora trasparenza su altri aspetti, come le condizioni di lavoro nelle fabbriche che riforniscono la piattaforma. Un tema che, sebbene meno visibile, continua a essere oggetto di dibattito.




