Ferrara Buskers Festival, Bottoni: “Facciamo squadra per salvarlo”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il Ferrara Buskers Festival deve essere salvato facendo squadra e trovando una formula capace di superare le criticità emerse nell’ultima edizione. È la posizione della direttrice artistica Rebecca Bottoni dopo la conclusione della 39esima edizione della manifestazione dedicata agli artisti di strada, finita domenica 30 al termine di giorni segnati dalle esibizioni ma anche dalle polemiche. Al centro del confronto c’è soprattutto il biglietto di ingresso, indicato dall’Amministrazione comunale come uno degli elementi che hanno alimentato perplessità e malcontento. Bottoni richiama invece il valore di un appuntamento che dura da 39 anni e che, nel tempo, ha costruito un rapporto profondo con Ferrara.
Il Comune boccia la formula a pagamento del Ferrara Buskers Festival
La presa di posizione più netta è arrivata dall’assessore alla Cultura Marco Gulinelli, che ha parlato a nome dell’Amministrazione comunale dopo la fine del festival. Il giudizio espresso è chiaro: il Ferrara Buskers Festival, nella forma assunta oggi, “non funziona”. Le osservazioni raccolte nei giorni della manifestazione e il malcontento diffuso in città hanno spinto il Comune a chiedere una riflessione sulla formula adottata. Le principali perplessità riguardano il pagamento del biglietto di ingresso e la scelta, portata avanti ormai da alcuni anni, di chiudere il centro storico per cinque serate durante gli spettacoli.
Per l’Amministrazione si tratta di un passaggio particolarmente delicato proprio perché il Buskers Festival non viene considerato un evento marginale. Nel corso di quasi quarant’anni la manifestazione è diventata un appuntamento significativo dell’estate ferrarese, fino a essere indicata come uno dei suoi simboli. La critica del Comune, quindi, non riguarda il valore storico del festival, ma il modo in cui viene organizzato oggi. La formula con accesso a pagamento viene messa esplicitamente in discussione e Gulinelli sostiene che non sia più possibile proseguire nello stesso modo, alla luce delle reazioni registrate durante questa edizione.
Rebecca Bottoni difende il festival e chiede una soluzione alternativa
La replica di Rebecca Bottoni parte proprio dalla lunga storia della manifestazione. La direttrice artistica sottolinea che il Ferrara Buskers Festival non è una presenza occasionale, né qualcosa destinato a comparire per pochi giorni e poi scomparire, ma una realtà che si è consolidata anno dopo anno. In 39 anni, secondo Bottoni, si è creato un legame profondo con la città, costruito attraverso una continuità che va oltre la singola edizione. Nella sua riflessione viene riconosciuto anche il rapporto con il Comune di Ferrara, descritto come fondato nel tempo su un dialogo aperto e costruttivo.
Bottoni paragona il rapporto tra il festival e Ferrara a quello di un legame lungo, che può attraversare anche momenti di stanchezza e fasi nelle quali diventano più evidenti gli aspetti che non funzionano. È all’interno di questo scenario che arriva il suo invito a non fermarsi alla bocciatura della formula attuale, ma a cercare una strada diversa. La questione del biglietto resta il punto più contestato, ma la direttrice artistica pone una domanda precisa: se il problema è l’ingresso a pagamento, occorre individuare un’alternativa. Da qui anche l’appello a “fare squadra” per salvare un festival che considera parte del patrimonio della città.
Biglietto e centro storico al centro del confronto dopo la 39esima edizione
Il confronto che si apre dopo la chiusura della 39esima edizione ruota quindi attorno alla futura organizzazione del Ferrara Buskers Festival. Da una parte l’Amministrazione comunale ritiene che l’attuale modello non possa continuare nelle stesse condizioni, richiamando il malcontento emerso e le critiche legate all’accesso a pagamento. Dall’altra Bottoni insiste sulla necessità di distinguere tra i problemi della formula e il valore della manifestazione, chiedendo di trovare una soluzione che permetta al festival di proseguire. Il nodo resta quello di una kermesse cresciuta insieme alla città, ma chiamata ora a confrontarsi con le contestazioni sulla chiusura del centro storico e sul costo del biglietto.
Le dichiarazioni arrivate dopo la fine del festival mostrano così due posizioni che partono da un punto comune, il peso assunto dall’evento nella storia recente di Ferrara, ma divergono sul giudizio relativo alla sua configurazione attuale. Il Comune considera non più sostenibile il modello adottato nelle ultime edizioni e chiede un cambiamento, mentre la direttrice artistica invita a trasformare le critiche in una ricerca condivisa di alternative. Nel dibattito restano centrali il rapporto con la città, il ruolo del centro storico e la modalità di accesso agli spettacoli, gli stessi elementi sui quali si concentrano le osservazioni emerse durante l’edizione appena conclusa.
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