Trump riunisce il consiglio di sicurezza dopo l'ultimatum a Maduro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha convocato nella giornata di ieri un incontro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale dedicato esclusivamente alla crisi venezuelana. La riunione, tenutasi allo Studio Ovale della Casa Bianca e confermata da fonti citate dalla Cnn, segue da vicino la rivelazione di un colloquio telefonico diretto tra Trump e il leader venezuelano Nicolas Maduro, un contatto che ha definitivamente squarciato il velo su una trattativa condotta lontano dai riflettori. All’incontro, stando a quanto trapelato, erano presenti figure di primissimo piano dell’amministrazione americana, tra cui il segretario di Stato, il capo del Pentagono e il consigliere per la sicurezza, a sottolineare la gravità con cui Washington sta valutando i prossimi passi da compiere in un dossier considerato da tempo una minaccia alla stabilità regionale.

Il contenuto della telefonata e la proposta rifiutata

La telefonata, della quale Trump si è limitato a dire che non avrebbe voluto “definirla positiva o negativa”, ha in realtà avuto un tono e un contenuto ben precisi, ricostruiti in dettaglio dal Miami Herald. Il presidente americano ha posto a Maduro un vero e proprio ultimatum, offrendogli una via di fissa immediata: dimettersi senza condizioni dal suo incarico e abbandonare il Venezuela insieme ai familiari più stretti, garantendogli in cambio un salvacondotto e, implicitamente, l’incolumità personale. Una proposta, questa, che il leader venezuelano ha respinto senza esitazione, scegliendo di rimanere saldamente al suo posto nonostante le pesanti pressioni internazionali e la crisi economica e sociale che attanaglia il Paese. Maduro, stando alle ricostruzioni, non ha tuttavia chiuso completamente la porta al dialogo, avanzando a sua volta una richiesta specifica in cambio di un eventuale passo indietro.

La controproposta di Maduro e lo stallo

Al netto del rifiuto perentorio di abbandonare il potere, il presidente venezuelano avrebbe infatti formulato una controproposta durante la conversazione con Trump, chiedendo non solo per sé ma anche per i suoi alleati politici più fedeli quella che è stata definita “un’amnistia globale”. Una richiesta che, se da un lato dimostra una certa apertura alla trattativa, dall’altro rivela le preoccupazioni di Maduro e dell’entourage che lo circonda riguardo a possibili conseguenze giudiziarie una volta usciti di scena. Questo scambio, che ha lasciato le posizioni sostanzialmente immutate, ha reso chiaro alla Casa Bianca la necessità di preparare un nuovo ventaglio di opzioni, spingendo Trump a riunire in fretta i suoi principali consiglieri per valutare le mosse successive in un contesto che rimane estremamente volatile.

Le opzioni sul tavolo della Casa Bianca

La convocazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, avvenuta poche ore dopo la divulgazione dei retroscena della chiamata, indica che l’amministrazione Trump sta lavorando a un inasprimento della sua strategia verso Caracas. L’obiettivo dichiarato, quello di favorire un cambio di governo nel Paese sudamericano, non è mutato, ma gli strumenti per perseguirlo potrebbero essere presto affinati o potenziati. La riunione di ieri, alla quale hanno partecipato i massimi responsabili della difesa e della diplomazia americana, è servita proprio a delineare queste possibili linee d’azione, che restano per il momento confinate alle discussioni riservate della sala ovale. Quel che è certo è che il dialogo diretto, tentato attraverso quella telefonata, non ha prodotto l’esito sperato da Washington, spostando nuovamente l’attenzione su scelte di politica estera che dovranno fare i conti con una realtà complessa e un interlocutore che, almeno per ora, non intende cedere.

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