La minorenne sposata e l’aggressione in casa a Mestre: «Un’altra vittima dell’islam radicale»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Aveva diciassette anni, un marito e un neonato di tre mesi nella stanza accanto quando, approfittando dell’assenza del compagno – uscito per lavoro – il coinquilino bengalese avrebbe fatto irruzione nella sua intimità domestica. È successo a Mestre, nel Veneziano, e la giovane, già madre e moglie nonostante la minore età, ha chiamato da sola i soccorsi, raccontando ai carabinieri di essere stata aggredita da quell’uomo che condivideva con loro il tetto e le pareti di casa. Una violenza consumata mentre il bimbo dormiva, lontano qualche metro, e il marito era fuori: il sospettato, ospite della coppia, avrebbe atteso il momento giusto per restare solo con lei.

La dinamica e l’avvio delle indagini

Secondo la ricostruzione fornita dalla vittima – che i militari stanno ora verificando attraverso i rilievi e gli accertamenti del caso – l’aggressore non avrebbe forzato la porta né usato armi, ma avrebbe agito nella normale convivenza quotidiana, trasformando la fiducia in trappola. La ragazza, dopo l’accaduto, è riuscita a contattare i soccorsi, e i carabinieri hanno avviato immediatamente le indagini, concentrandosi sulla posizione del coinquilino bengalese, senza che al momento siano stati resi noti provvedimenti restrittivi o fermi. Quello che emerge, però, è il quadro di uno stile di vita – quello delle cosiddette “spose bambine” – che in Italia cozza frontalmente con decenni di battaglie per l’emancipazione femminile: una consuetudine, quest’ultima, radicata in altre culture, ma che qui diventa anche il contesto di un possibile stupro.

La reazione politica e il richiamo all’islam radicale

Non è tardata la presa di posizione dell’europarlamentare della Lega, Anna Cisint, la quale ha definito la vicenda come «un’altra vittima della violenza dell’islam radicale». Una frase che riaccende il dibattito sul rapporto tra immigrazione, religione e reati sessuali, anche se dalle prime informazioni non sono emersi espliciti legami tra l’aggressione e movimenti estremisti. Cisint ha comunque collegato il caso al fenomeno più ampio dei matrimoni precoci e alla condizione di soggezione in cui vivrebbero alcune minorenni provenienti da Paesi a maggioranza musulmana. La giovane bengalese, già madre a diciassette anni, rappresenterebbe – per la politica leghista – la cartina di tornasole di una cultura «diametralmente opposta a quella occidentale».

Il contesto abitativo e la convivenza forzata

L’appartamento di Mestre era condiviso tra la coppia, il loro neonato e il coinquilino indagato: un ospite, forse un conoscente o un connazionale della stessa area geografica, accolto in casa senza che siano stati chiariti i termini dell’ospitalità. Quando il marito usciva per lavoro, lui restava, e quel giorno – sempre seguendo il racconto della minore – avrebbe aspettato che la porta si chiudesse alle spalle dell’uomo per poi materializzarsi nell’intimità della stanza della giovane madre. Il neonato nella culla accanto non ha potuto vedere né capire, e la violenza si è compiuta in un silenzio rotto solo dalle urla della ragazza, poi sfociate nella telefonata al 112.

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