"Ma vagli addosso": l’ultima giocata di Inzaghi, tra polemiche e un derby in bilico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il derby di andata di Coppa Italia tra Milan e Inter si è chiuso con un pareggio che lascia tutto in sospeso, ma a rubare la scena – ancora una volta – è stato Simone Inzaghi, protagonista di un gesto che ha riacceso le polemiche sul suo rapporto con i limiti dell’area tecnica. Abraham, già autore del gol nella Supercoppa, ha portato in vantaggio i rossoneri, mentre Calhanoglu, con un destro preciso da fuori area, ha riportato l’equilibrio. La partita, finita 1-1, rimanda ogni decisione al 23 aprile, quando si saprà chi sfiderà in finale il Bologna, ma è stato un altro episodio a monopolizzare i discorsi dopo la gara.

Quello che in molti definiscono ormai un "tic" comportamentale, infatti, è costato caro al tecnico dell’Inter: Inzaghi, durante il primo tempo, è stato sorpreso ben oltre i confini consentiti mentre cercava di ostacolare – seppur in modo goffo – Theo Hernandez in fase di ripartenza. L’immagine, diventata virale in pochi minuti, lo ritrae mentre il francese lo supera con un dribbling involontario, trasformando l’episodio in materiale per ironie sui social. Ma la questione, per la giustizia sportiva, ha un peso ben diverso: la squalifica fino a fine stagione, già annunciata, segna un punto di non ritorno dopo una serie di avvertimenti ignorati.

Quella di mercoledì, in realtà, era una partita che l’Inter affrontava con diverse assenze forzate – sette titolari fuori, una panchina ridotta all’osso – e l’obiettivo dichiarato di gestire il ritorno in casa senza rischi eccessivi. Il pareggio ottenuto, in quest’ottica, è un risultato più che accettabile. Ma il gesto di Inzaghi, seppur marginale nella dinamica della gara, ha riportato l’attenzione su un vizio che ormai sembra impossibile da correggere.

Intanto, la discussione si è spostata sulle possibili conseguenze per Theo Hernandez: il dribbling sull’allenatore avversario, secondo alcuni, avrebbe potuto costargli il rosso per provocazione, ma l’arbitro ha preferito archiviare l’episodio senza interventi. Una scelta che, inevitabilmente, alimenta il dibattito sul rispetto delle regole e sui limiti – non solo fisici – di chi siede in panchina.

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