Liberati in Venezuela Alberto Trentini e Mario Burlò, Tajani: "Lavoro discreto del sistema Italia"
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Redazione Interno
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L’arrivo a notte fonda nell’ambasciata italiana a Caracas ha segnato la fine di un’odissea durata quattordici mesi per Alberto Trentini e Mario Burlò, i due connazionali finalmente liberati dopo una detenzione in Venezuela che li aveva visti completamente isolati dal mondo. “Sono arrivati qui un po’ disorientati ma felici, molto felici”, ha raccontato l’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, sottolineando come fossero “veramente sollevati e grati all’Italia che non li ha mai lasciati soli”. Emozionati, nell’immediatezza della ritrovata libertà, hanno sostenuto di non essere al corrente della cattura di Nicolás Maduro, evento che ha sconvolto gli equilibri del paese in questi ultimi giorni, e uno di loro ha espresso, in un momento di umana leggerezza, il semplice desiderio di “fumare una sigaretta”.
Un lavoro diplomatico condotto nell'ombra
A intervenire sulle intricate vicende che hanno portato al rientro in libertà dei due uomini è stato il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ai microfoni di RTL 102.5, il quale ha parlato di un “lavoro molto discreto, condotto da tutto il sistema Italia”. Un’operazione, ha spiegato Tajani, finalizzata a “riportare in libertà il maggior numero possibile di nostri connazionali detenuti in Venezuela”, lasciando intendere che gli sforzi non si fermino a questo traguardo. Il percorso che ha condotto alla liberazione, definito “improvviso” e “inaspettato” dagli stessi interessati, si è svolto in un contesto venezuelano profondamente mutato, dove – come ha osservato lo scrittore Erri De Luca commentando il caso Trentini – “il regime è frastornato” e “il carceriere è imprigionato”.
Le storie personali dietro la detenzione
La detenzione, per Alberto Trentini, ha significato trascorrere più di un anno in una cella in condizioni proibitive, privato di qualsiasi contatto con l’esterno e senza che fosse mai celebrato un regolare processo. La sua figura, descritta come incomprensibile a certi regimi per la dedizione all’aiuto umanitario, è stata al centro di una mobilitazione che ha auspicato che il suo “impulso umanitario resista al tempo che gli è stato ingiustamente sottratto”. Parallelamente, la vicenda di Mario Burlò, imprenditore torinese nel settore dell’esternalizzazione dei servizi, ripercorre una carriera caratterizzata da un’ascesa economica e da fortune alterne, fino agli eventi che lo hanno condotto in Venezuela.
Il futuro e gli altri casi ancora aperti
Mentre i due uomini intraprendono il percorso di ritorno alla normalità, il governo italiano, attraverso le parole del ministro Tajani, ha espresso gratitudine per il ruolo svolto dalle autorità locali, ma rimane con lo sguardo fisso sugli obiettivi ancora da raggiungere. L’attenzione delle istituzioni, infatti, è già rivolta al lavoro necessario per ottenere la liberazione degli altri connazionali ancora detenuti, in un impegno che procede per canali riservati e che mira a replicare il positivo esito di queste complesse trattative.




