Larissa Iapichino è oro europeo nel lungo, Polinari di bronzo con la 4x400. L’Italia vince il medagliere a Birmingham

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La nona medaglia d’oro per l’Italia agli Europei di atletica leggera di Birmingham porta il nome di Larissa Iapichino. La ventunenne della Fiamme Oro, già argento indoor a Istanbul nel 2023, ha vinto il titolo continentale nel salto in lungo con una misura di 7.00 metri, ottenuta al primo tentativo e spinta da un vento favorevole di poco superiore al limite regolamentare, +2.1 metri al secondo.

La prestazione della figlia d’arte, cresciuta tecnicamente sotto la guida di suo padre Gianni, le consente di entrare nella storia dell’atletica azzurra: è la prima italiana a vincere il titolo europeo all’aperto nel lungo femminile, un traguardo che mancava da anni a questa specialità per i colori nazionali.

E non è certo l’unica notizia di rilievo per il movimento italiano, perché il giorno di Birmingham ha regalato anche il bronzo alla staffetta 4x400 femminile e l’oro, altrettanto clamoroso, a quella maschile, con un epilogo che ha ribaltato le gerarchie del medagliere e che consegna l’Italia al primo posto nella classifica finale, davanti alla Gran Bretagna padrona di casa.

Il bronzo di Polinari e compagne, un tempo che profuma di record

A salire sul terzo gradino del podio nella 4x400 femminile sono state Alessandra Bonora, la veronese Anna Polinari, Alice Mangione ed Eloisa Coiro, le quali hanno fermato il cronometro a 3’23”57. Un tempo di tutto rispetto, distante appena diciassette centesimi dal primato nazionale di 3’23”40 che, guarda caso, era stato realizzato due anni fa agli Europei di Roma; in quell’occasione, però, il quartetto composto da Ilaria Accame, Giancarla Trevisan e dalle stesse Polinari e Mangione si era dovuto accontentare del quarto posto, mancando il podio per un soffio.

A Birmingham, invece, la prova delle ragazze azzurre è stata solida e matura, capace di reggere il confronto con avversarie di altissimo livello e di regalare all’Italia un metallo che pesa non poco in ottica di classifica generale. La gara, come spesso accade nelle staffette, è stata una sequenza di cambi e di allunghi, con le italiane che hanno saputo gestire le proprie energie e contenere il ritorno delle rivali, dimostrando una compattezza che nelle competizioni precedenti era talvolta mancata.

E proprio questa coesione ha fatto la differenza, consentendo al quartetto di chiudere in terza posizione e di raccogliere il frutto di un lavoro di squadra che va avanti ormai da diverse stagioni.

La 4x400 maschile: un oro che vale il primo posto nel medagliere

Ma se il bronzo femminile ha regalato soddisfazione, l’impresa più attesa e forse anche più sorprendente è arrivata dalla staffetta 4x400 maschile. Il quartetto composto da Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati ha infatti centrato l’oro con il tempo di 2’59”16, un crono stratosferico che ha permesso agli azzurri di precedere per soli tre centesimi i padroni di casa della Gran Bretagna, secondi in 2’59”19, e l’Olanda, terza in 2’59”49.

Uno scarto minimo, quello tra il gradino più alto del podio e il secondo, che ha reso ancora più epica la vittoria italiana, arrivata al termine di una gara tesissima e combattuta metro dopo metro. Lo stadio Alexander di Birmingham, gremito di tifosi britannici pronti a esultare per la staffetta del miglio – considerata oltre Manica la prova regina dell’atletica, una sorta di cartina di tornasole della salute sportiva di una nazione – ha dovuto assistere all’impresa degli azzurri, che hanno ribaltato i pronostici e si sono presi la scena nel modo più eclatante.

Questo successo ha permesso all’Italia di chiudere il medagliere con un bottino di dieci ori, sei argenti e sei bronzi, scavalcando proprio la Gran Bretagna nella classifica finale e conquistando un primato che, alla vigilia, appariva quantomeno complicato.

Le parole di Scotti, il capitano che ha osato anticipare la festa

Il capitano Edoardo Scotti, cresciuto nel Cus Parma e ormai elemento di punta della staffetta azzurra, ha raccontato a caldo l’emozione di una vittoria che ha dell’incredibile, rivelando un retroscena che sa di sfida e di consapevolezza: «Sono tre giorni che dico ai ragazzi che ci saremmo giocati il medagliere nella nostra gara – ha dichiarato Scotti – e agli inglesi, prima dello start, ho detto che avremmo rovinato loro la festa».

Parole che suonano quasi come una profezia autoavveratasi, considerato che il risultato finale ha dato pienamente ragione al capitano azzurro, il quale ha voluto sottolineare l’importanza storica di questa affermazione. Nella tradizione britannica, infatti, la staffetta del miglio maschile rappresenta molto più di una semplice gara di atletica; è un simbolo, un parametro attraverso il quale si misura lo stato di salute dell’intero movimento sportivo di un paese, non solo della disciplina dell’atletica leggera.

E vincere proprio quella gara, in casa degli inventori di questa narrazione culturale e sportiva, ha regalato agli azzurri un sapore particolare, quasi epico, che resterà a lungo nella memoria di chi ha vissuto quella serata allo stadio Alexander. La prestazione di Scotti e dei suoi compagni è stata praticamente perfetta: cambi puliti, frazioni lanciate e una determinazione che ha fatto la differenza nei metri finali, quando il divario con gli inseguitori britannici si è fatto esiguo ma è rimasto, fortunatamente per l’Italia, dalla parte giusta.

La notte di Birmingham e il primato azzurro tra storia e presente

La notte di Birmingham resterà quindi negli annali dell’atletica italiana come una delle più gloriose di sempre. Da un lato la storica firma di Larissa Iapichino, che con il suo 7.00 ha conquistato un titolo che mancava al nostro paese e che proietta la giovane saltatrice tra le grandi interpreti della specialità a livello europeo. Dall’altro la doppia impresa delle staffette, con l’oro maschile e il bronzo femminile, che hanno completato un quadro di eccezionale valore collettivo.

Il fatto che l’Italia sia riuscita a vincere il medagliere davanti alla Gran Bretagna, per giunta con un margine così sottile determinato dall’ultima gara in programma, aggiunge un elemento di suspense e di fascino a una rassegna che resterà nella memoria per l’equilibrio dei valori in campo e per la capacità degli azzurri di esprimere il meglio nei momenti decisivi.

L’impresa della 4x400 maschile, in particolare, ha incarnato lo spirito di una squadra che ha creduto nelle proprie possibilità fino all’ultimo, sfidando non solo gli avversari ma anche un retaggio culturale che vuole la staffetta del miglio come appannaggio quasi esclusivo delle potenze anglosassoni. Così, tra il trionfo di Iapichino, il bronzo di Polinari e la cavalcata di Scotti, Sito, Soudassi e Benati, l’Italia dell’atletica ha scritto una pagina importante, destinata a far discutere e a ispirare le generazioni future.

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