Il destino incrociato di Jacobs e Tamberi, Tokyo quattro anni dopo
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Redazione Sport
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Non capita spesso di assistere a un intreccio di destini sportivi così marcato come quello che lega Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi, protagonisti di un doppio, amaro epilogo a Tokyo durante le qualificazioni ai Mondiali, a distanza di appena 47 minuti l’uno dall’altro. Le loro storie, che si erano mirabilmente incrociate sul tetto del mondo nello stesso stadio nipponico nel 2021, si sono riavvicinate in una veste completamente diversa, segnata dall’amarezza e dall’inesorabile logorio dell’atleta di alto livello.
Lo sprinter, l’uomo che con una prestazione leggendaria aveva sbancato i 100 metri olimpici, è uscito di scena in semifinale; il saltatore, icona mondiale della specialità, ha visto l’emergente Sioli superarlo per un posto in finale. Un epilogo che, seppur con diverse sfumature, riporta entrambi i giganti a fare i conti con la realtà di un presente sportivo fatto di ostacoli fisici e mentalità da ricostruire.
Mentre Jacobs, logorato da scelte tecniche controverse, una fragilità muscolare persistente e un carico di pressioni immense, medita seriamente il ritiro dopo aver ammesso di non sentirsi più un “supereroe”, Tamberi insiste e resiste, rilanciando con tenacia i propri obiettivi verso Los Angeles 2028. L’uno sembra cercare una liberazione, l’altro non intende affatto arrendersi.




