Peccato, la serie di Emanuela Fanelli che immagina il proprio fallimento
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Emanuela Fanelli interpreta se stessa, ma non nella versione che il pubblico è abituato a vedere. È questa la premessa di Peccato, la mockumentary comedy in sei episodi diretta da Valerio Vestoso, presentata fuori concorso all'83ª Mostra del cinema di Venezia e disponibile in streaming su HBO Max dal 2 ottobre. Un'operazione che mescola biografia, invenzione, parodia e satira del mondo dello spettacolo, costruendo un falso documentario ambientato in un futuro prossimo: il 2049.
Una carriera finita nel dimenticatoio
In quel 2049 Emanuela Fanelli ha 63 anni, vive in un paesino sperduto della Valle d'Aosta e non vuole più saperne di telecamere, giornalisti e riflettori. Il problema, però, è che nemmeno telecamere, giornalisti, riflettori e pubblico vogliono più saperne di lei. Il suo nome è caduto nell'oblio dopo anni di inattività, e la serie prova a ricostruire che cosa sia successo alla sua tumultuosa carriera, quale scandalo l'abbia travolta costringendola a un esilio più o meno volontario.
La struttura è quella del documentario classico, con interviste a personalità di spicco del mondo dello spettacolo, da Sabrina Ferilli a Ferzan Özpetek, passando per Alessandro Borghi, Tullio Solenghi, Paolo Virzì e Francesca Archibugi, tutti truccati per apparire più anziani delle rispettive versioni attuali.
Un gioco corale sullo showbiz
Il meccanismo comico si regge sulla complicità di un parterre che accetta di mettersi in gioco. Nel cast figurano anche Valerio Mastandrea, Anna Bonaiuto, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Paolo Genovese, con Malcom Pagani e con Paola Cortellesi, oltre a Giovanni Benincasa, Gianni Canova, Piera Detassis, Giovanni Floris, Gigi Marzullo, Stefano Rapone, Daniele Tinti e Tommaso Zorzi. Fanelli ha raccontato di aver fatto tante telefonate per chiedere a colleghi e amici di interpretare versioni surreali di se stessi.
«Ho fatto tante telefonate, chiedendo a tutti di interpretare se stessi in chiave surreale, pensate alla telefonata che ho dovuto fare a Özpetek e Solenghi», ha spiegato l'attrice. Il risultato è un affresco che prende di mira i cliché del mondo dello spettacolo, i suoi riti, le sue retoriche, senza risparmiare la protagonista stessa.
Il fallimento puro come motore comico
L'idea della serie nasce da un'osservazione precisa di Fanelli sul modo in cui oggi si raccontano le carriere artistiche. «L'idea nasce in un periodo in cui mi ritrovavo a vedere molti documentari incentrati sulle carriere di persone anche tutto sommato giovani, tutti o quasi incentrati sulla retorica dell'inciampo, momento che diventa poi decisivo per rinascite o cose simili. Ecco a me è venuto in mente invece di raccontare il fallimento puro, immaginare un futuro dove all'ascesa precedente si contrappone un tracollo definitivo», ha dichiarato l'attrice.
Peccato, dunque, non è soltanto una parodia: è un esercizio di autoironia radicale, compiuto nel momento in cui la carriera di Fanelli attraversa una fase di particolare visibilità, con due David di Donatello vinti per Siccità e C'è ancora domani.
Tra Roma e la Valle d'Aosta
Le riprese si sono svolte tra Lazio e Valle d'Aosta. Roma rappresenta l'identità, il mestiere, l'ambizione, il mondo dello spettacolo e la costruzione pubblica del personaggio; la Valle d'Aosta, con le location a Gressoney-Saint-Jean, è il luogo periferico della solitudine, il punto di arrivo lontano dai riflettori e dalla sovraesposizione mediatica. Il salto geografico diventa così anche un percorso emotivo, quasi un contrappunto visivo alla parabola raccontata.
La serie è prodotta da Mattia Guerra per Be Water Film, con la partecipazione di HBO Max, in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno della Fondazione Film Commission Vallée d'Aoste.
La tenerezza dietro la maschera
Dietro le frottole e l'autocelebrazione, Fanelli ha spiegato di aver voluto lasciare emergere una forma di tenerezza per il personaggio. «Mi piacerebbe che il pubblico si divertisse, e poi a un certo punto, magari a sorpresa, pensasse: Mi fa un po' tenerezza però questa donna qua», ha raccontato. La Fanelli del 2049 è presuntuosa, egocentrica, mitomane, una donna che si è raccontata parecchie bugie per sopportare l'amarezza della delusione.
E il mondo dello spettacolo, ha aggiunto l'attrice, è in fondo «più un pretesto per poi arrivare a raccontare la storia di una donna che, a un certo punto, matura, si ritrova a dire che forse questa non era la vita che voleva».
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