Emanuela Fanelli arriva al Lido con vent'anni in più per il lancio di "Peccato" a Venezia 83

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Pensavate di aver visto tutto eh?» ha esclamato ironicamente l'attrice romana appena scesa dal taxi all'Hotel Excelsior del Lido, dove i fotografi, colti di sorpresa, non hanno potuto fare a meno di commentare il suo nuovo aspetto. Il suo arrivo alla 83esima Mostra del Cinema, però, non era un semplice gioco di costume: Emanuela Fanelli ha calcato il red carpet nei panni della sua versione futura, quella che nel 2049 avrà 63 anni e che interpreta nella serie mockumentary "Peccato", presentata fuori concorso il 10 settembre.

Un trucco prostetico per viaggiare nel tempo

A tradire l'inganno, all'inizio, era stata solo la parrucca bionda e corta che sostituiva la sua chioma castana; ma a rendere perfetta l'illusione di un invecchiamento di oltre vent'anni ci hanno pensato le protesi applicate sul volto. La prosthetic designer Lucia Patullo, che ha curato la trasformazione per la serie, ha raccontato i dettagli di un lavoro certosino: «Tutto il volto è ricoperto di protesi. Ha un invecchiamento prostetico diviso in 5 pezzi: 2 guance, una fronte, zona baffetto e collo fino alle clavicole.

Le mani sono invecchiate invece con un prodotto specifico che si chiama appunto Old Age che aggrinza la pelle». Le protesi, una volta applicate, sono state colorate con pigmenti ad alcol per mimare le rughe e i segni del tempo, mentre per le estremità è stato utilizzato un prodotto che crea un effetto grinzoso sulla pelle, completando l'inganno che ha fatto sembrare la comica quarantenne una signora di una certa età.

"Peccato", il finto documentario su una caduta in disgrazia

L'operazione di marketing, che ha trasformato l'arrivo al Lido in una performance, è funzionale alla promozione della serie, distribuita da HBO Max a partire dal 2 ottobre. "Peccato", diretta da Valerio Vestoso, è un mockumentary in sei puntate in cui la stessa Fanelli è tra le autrici insieme a Giulio Somazzi.

La trama è un "what if" ambientato nel 2049: l'attrice, ormai dimenticata dal mondo dello spettacolo, vive reclusa in un paesino sperduto della Valle d'Aosta e nessuno ricorda più il motivo del suo ritiro dalle scene, se non che sia legato a un misterioso scandalo. L'aspetto invecchiato dell'attrice, che sfida l'ossessione hollywoodiana per la giovinezza, non è quindi solo un trucco per stupire i fotografi ma una dichiarazione di intenti artistica.

La provocazione contro l'ossessione per la giovinezza

La scelta di presentarsi con i segni del tempo ben visibili assume un significato particolare in un'industria, come quella cinematografica, che tende a cancellare l'età anagrafica delle proprie protagoniste. Per decenni, come sottolineato da più osservatori, alle attrici è stato chiesto di apparire giovani attraverso luci, filtri e ritocchi, mentre per i colleghi uomini i decenni che passano sono spesso associati a fascino e autorevolezza.

Con questa mossa ironica, Fanelli, che nel 2025 aveva ricoperto il ruolo di conduttrice del festival, trasforma la sua presenza a Venezia in un gesto contro l'ageismo che, come un piccolo manifesto, ribalta la narrazione comune: invece di cancellare gli anni, la comica romana ha scelto di aggiungerseli con autoironia.

Un cast di volti noti tra realtà e finzione

La messa in scena non si ferma alla protagonista, perché il finto documentario coinvolge anche numerosi altri volti noti dello spettacolo italiano che si prestano al gioco tra realtà e finzione, interpretando loro stessi o versioni romanzate. Nel cast di "Peccato" figurano, tra gli altri, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Ferzan Özpetek, Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi, insieme a giornalisti come Giovanni Floris e personaggi televisivi come il Gabibbo.

La serie, prodotta da Be Water Film con Rai Cinema e il sostegno della Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste, intreccia quindi il destino della sua protagonista con un'intera galassia di personaggi che hanno popolato la televisione e il cinema italiano, contribuendo a creare quel confine labile tra realtà documentaria e invenzione comica tipico del genere mockumentary.

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