Realco, l’incanto del Tribunale certifica lo “spezzatino”: nessuna offerta per il gruppo, a rischio quattrocento posti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un’asta pubblica che avrebbe dovuto segnare il riscatto, o quantomeno la salvezza, si è invece trasformata nella certificazione del fallimento di ogni speranza di cessione unitaria. Il Tribunale di Bologna, lo scorso 10 giugno, ha aperto le buste relative alla procedura di vendita del Gruppo Realco, la cooperativa reggiana della grande distribuzione - titolare dei marchi Sigma, Ecu ed Economy - che da mesi naviga in un concordato preventivo volto a gestire una crisi di liquidità ormai strutturale.

L’esito, atteso con trepidazione dalle circa 400 lavoratrici e lavoratori direttamente dipendenti dalle società del gruppo, ha consegnato ai fatti lo scenario più temuto dai sindacati: quello del cosiddetto “spezzatino”, vale a dire il frazionamento dell’asset aziendale.

La doccia fredda del Tribunale

Nessuna cordata, nessun colosso della distribuzione ha infatti presentato un’offerta per acquisire l’intero pacchetto, il cosiddetto Lotto 1. Un boccone da 49 punti vendita (di cui venti nella sola provincia di Reggio Emilia), comprensivo del centro logistico e degli immobili di proprietà, che era stato valutato con una base d’asta di 40 milioni di euro. E non è andata meglio per i lotti intermedi: anche il Lotto 2 e i successivi, fino al numero 4, sono rimasti completamente deserti.

L’unico segnale di vita è arrivato per il Lotto 5, la porzione più frazionata, che è stata aggiudicata a una cordata composta da Supermercati San Giorgio e Nord Ovest Insieme per una cifra pari a 22 milioni di euro. In pratica, passano di mano solo nove punti vendita, lasciando sul terreno tutto il resto: la sede centrale, i magazzini logistici e oltre quaranta negozi sparsi sul territorio.

I numeri di una crisi annunciata

Questa fumata nera giudiziaria, come spiegano fonti sindacali, non fa che cristallizzare una situazione di stallo che perdurava ormai da settimane, nonostante le interlocuzioni con alcuni grandi gruppi. A essere finito sul banco degli imputati non è solo un’azienda, ma un sistema di relazioni industriali che coinvolge centinaia di famiglie; basti pensare che, oltre ai dipendenti diretti delle gestioni, la crisi rischia di travolgere anche gli addetti della logistica in appalto e quelli dei punti vendita associati, per un totale che supera le mille e cinquecento persone.

La Cgil, attraverso i propri rappresentanti della Filcams, ha già parlato di una potenziale “emergenza sociale senza precedenti” per la provincia reggiana, sottolineando come lo scenario dello spezzatino – ormai diventato realtà – rappresenti la via più cruenta per smembrare una cooperativa che era storicamente un pilastro della Grande Distribuzione Organizzata nel territorio.

Il futuro e la scadenza imminente

Ma il tempo stringe. Con l’esito negativo dell’incanto, gli occhi sono ora puntati sulla scadenza del 12 giugno, termine ultimo per la presentazione del piano concordatario da parte dei commissari. Un passaggio decisivo, questo, che dovrà delineare le prospettive per i rami d’azienda rimasti invenduti: non si esclude il ricorso a nuovi esperimenti d’asta, magari con ribassi significativi rispetto alle basi precedenti, oppure lo slittamento verso altre formule di liquidazione.

I sindacati di categoria (Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) hanno già chiesto la riconvocazione urgente del tavolo di salvaguardia presso la Regione Emilia-Romagna, nel tentativo di scongiurare licenziamenti collettivi di massa e garantire la continuità occupazionale laddove i negozi dovessero comunque passare di mano. Per i dipendenti, quelli che ancora resistono nei reparti semivuoti a causa delle difficoltà di approvvigionamento, non resta che attendere il verdetto dei giudici, mentre il perimetro della cooperativa si riduce a un pugno di supermercati salvati dall’affare.

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