Alassio, tragedia nel tardo pomeriggio: un venticinquenne si toglie la vita lanciandosi dal quarto piano
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Redazione Interno
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Si è consumato un dramma della disperazione nel tardo pomeriggio di ieri, domenica 8 marzo, ad Alassio, in via Leonardo Da Vinci, dove un giovane di venticinque anni, originario del Cuneese, è morto dopo essersi lanciato nel vuoto dalla finestra della sua abitazione posta al quarto piano di una palazzina. L’allarme è scattato intorno alle 17.30, quando i residenti della zona, probabilmente attirati dal tonfo sordo e dalle urla, hanno richiesto un immediato intervento delle forze dell’ordine e del personale sanitario. Sul luogo della tragedia si sono precipitati i volontari della Croce Bianca di Alassio insieme all’equipe medica del 118, i cui tentativi di rianimare il Corpo esanime del ragazzo, nonostante la prontezza con cui sono stati effettuati i soccorsi, si sono rivelati vani a causa dei gravissimi traumi riportati nell’impatto con l’asfalto. La Procura di Savona, come prassi in questi casi, ha aperto un fascicolo per chiarire la dinamica dell’accaduto, disponendo nel contempo l’esame autoptico sulla salma, che è stata nel frattempo trasferita all’obitorio dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure.
Il ritrovamento di un commiato scritto
Gli elementi raccolti dai carabinieri, intervenuti per i rilievi del caso e per ascoltare i familiari sconvolti, delineano un quadro dai contorni nitidi, seppur straziante. Secondo quanto emerso da una prima e doverosa ricostruzione, i parenti più stretti della vittima avrebbero ritrovato, all’interno dell’appartamento, una lettera vergata dal giovane poco prima del gesto estremo. In questo scritto, che assume i contorni di un commiato definitivo, il venticinquenne avrebbe manifestato il proprio stato di profondo malessere, chiedendo scusa per l’atto che stava per compiere e confessando, con parole semplici e terribili, di non farcela più ad andare avanti. Questo messaggio, la cui autenticità è al vaglio degli inquirenti, fornisce una chiave di lettura inequivocabile sulla natura volontaria della caduta, escludendo al momento l’ipotesi di un incidente o di un malore.
Indagini e silenzio istituzionale
L’eco di questa tragedia si è rapidamente diffusa in tutta la regione, aggiungendosi a un altro grave lutto che ha colpito il Ponente savonese nello stesso fine settimana, sebbene le due vicende non siano tra loro collegate se non dalla casualità temporale. Gli investigatori dell’Arma, sotto il coordinamento della magistratura, stanno ora procedendo con gli accertamenti delegati, che consistono principalmente nella ricostruzione degli ultimi istanti di vita del ragazzo e nella verifica dello stato d’animo che lo aveva sopraffatto. Si procede con la massima cautela e riserbo, ascoltando amici e conoscenti per tentare di ricostruire il percorso che ha portato a un gesto così disperato, senza che nessuno, a quanto pare, abbia potuto intercettare in tempo il suo disagio. Nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata né dalle autorità locali né dai vertici sanitari, intenti a gestire le delicate procedure di rito e a prestare la dovuta assistenza alla famiglia, colpita da una ferita che nessuna indagine potrà mai rimarginare.
Il trasporto e la comunità
Mentre la salma attende l’autopsia disposta dalla Procura, che potrebbe fornire ulteriori dettagli tecnici ma nulla aggiungere alla sostanza di quanto già chiarito dalla lettera d’addio, la notizia ha gettato nello sconforto chi conosceva il venticinquenne. I volontari della Croce Bianca, giunti per primi sul posto, hanno dovuto constatare l’inutilità di ogni manovra rianimatoria, un ricordo che segna profondamente chi opera in prima linea. La dinamica, purtroppo chiara sin da subito, non ha lasciato spazio a dubbi o a speranze, e il lavoro dei carabinieri si concentra ora sulla ricostruzione formale degli eventi, necessaria per archiviare definitivamente la pratica. Il dramma, consumatosi in pochi attimi in una via residenziale della città, lascia dietro di sé un silenzio carico di dolore e la consapevolezza, ancora una volta, di quanto il baratro della sofferenza personale possa rimanere invisibile fino all’ultimo, fatale istante.




