Il mare restituisce un altro cadavere a Tropea, la procura indaga su un possibile naufragio di migranti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tirreno calabrese continua a restituire corpi, ennesimo dramma silenzioso consumatosi al largo e di cui le onde, con la loro violenta risacca, restituiscono solo tracce frammentarie. Questa mattina, a Tropea, alcuni studenti del liceo scientifico si sono trovati davanti a uno spettacolo che difficilmente dimenticheranno: affacciati dalle aule che danno direttamente sul mare, precisamente sul tratto di litorale noto come spiaggia “Le Roccette”, i ragazzi hanno avvistato una sagoma scura in balia delle onde impetuose. Inizialmente, nel caos di una mareggiata che i media locali descrivono con forza sei, il Corpo è stato avvistato mentre galleggiava a poca distanza dalla riva, salvo poi venire risucchiato e riportato al largo dalla corrente, in un tragico e incessante moto ondoso che ne ha reso complesso il recupero. L’allarme, lanciato immediatamente dagli studenti, ha fatto scattare la macchina dei soccorsi: sul posto sono giunti gli agenti della Polizia di Stato, mentre i militari della Guardia costiera si sono trovati a dover gestire operazioni di recupero tutt’altro che semplici, impedite come erano dall’utilizzo di qualunque imbarcazione a causa del mare proibitivo. Solo con non poca difficoltà, i soccorritori sono riusciti a riportare a terra il corpo senza vita di un uomo, del quale al momento non si conosce l’identità.

Un’ipotesi investigativa che prende forma lungo la costa

Quest’ultimo macabro ritrovamento non rappresenta purtroppo un caso isolato, inserendosi invece in una scia di dolore che da giorni insanguina le coste tirreniche della regione. Gli inquirenti, e in particolare la Procura della Repubblica di Paola guidata da Domenico Fiordalisi, stanno lavorando su un’ipotesi che diventa di giorno in giorno sempre più concreta: quella di un naufragio “fantasma”, un ennesimo, tragico affondamento avvenuto lontano da occhi indiscreti e senza che nessuno abbia potuto lanciare l’allarme. Secondo quanto ricostruito finora, i corpi potrebbero essere quelli di migranti partiti dalle coste algerine con l’intenzione di raggiungere la Sardegna, una delle rotte più battute dai trafficanti di uomini. Le forti mareggiate e il maltempo che da settimane flagellano la Penisola avrebbero poi fatto il resto, trascinando verso la costa i cadaveri e restituendoli alla terraferma a distanza di giorni l’uno dall’altro.

Quattro corpi in dieci giorni e il racconto dei testimoni

Il ritrovamento di Tropea, con il avvistato dai ragazzi del liceo davanti alla propria scuola, porta a quattro il numero dei cadaveri recuperati nell’arco di appena dieci giorni lungo il litorale tirrenico. Prima di oggi, altri tre corpi erano stati restituiti dal mare: uno era riemerso sulla spiaggia di Scalea, un altro era stato trovato ad Amantea, e l’ultimo, appena ieri, sulla battigia del lungomare sud di Paola. Si tratta di resti umani in vari stati di decomposizione, spesso irriconoscibili e privi di documenti, fattore che complica non poco il lavoro di identificazione da parte delle autorità giudiziarie. Particolarmente toccante, e per certi versi agghiacciante, è la testimonianza degli studenti di Tropea: alcuni di loro, come riportato dalla stampa locale, avrebbero non solo visto ma anche filmato la sagoma in balia delle onde, descrivendo quei momenti come “terribili”. Il corpo, dopo essere stato a lungo sbattuto dalla corrente, si è infine spiaggiato, completando un viaggio tragico iniziato chissà dove e chissà quante miglia al largo.

Le operazioni di recupero e il ruolo della procura

Sul fronte giudiziario, la Procura di Paola ha aperto un fascicolo per accertare le cause della morte e, soprattutto, per verificare l’esistenza di un nesso tra i diversi ritrovamenti. L’ipotesi prevalente, al momento, è che si possa trattare delle vittime di un unico, grande naufragio, ma non si esclude che i corpi possano appartenere a diverse imbarcazioni separate, tutte finite in difficoltà a causa del mare forza 6. Le operazioni di recupero, come detto, sono state particolarmente complesse: la Capitaneria di Porto, impossibilitata a utilizzare i gommoni per il recupero diretto in acqua, ha dovuto coordinare le fasi di rientro del da riva, mentre gli agenti della Polizia di Stato hanno provveduto a delimitare l’area per consentire i rilievi del caso. Ora la parola passa agli esami autoptici e ai rilievi scientifici, strumenti che potranno forse restituire un nome e una storia a questi corpi senza identità, restituiti alla luce del sole dalle correnti e da un mare che, in questi giorni, ha scelto di parlare.

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