L’azzardo di Italiano e il filo della memoria: il Bologna riscrive la storia europea della Roma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sono stati i cambi a decidere Roma-Bologna. Arrivati al settantatreesimo, con la squadra di Vincenzo Italiano tornata sotto di un solo gol e l’Olimpico che, in un crescendo di disappunto, ruggiva contro i propri beniamini, la scelta del tecnico dei felsinei è apparsa quantomeno inaspettata: un triplo cambio che, di fatto, ha spogliato il gioco offensivo della sua spina dorsale, togliendo dal campo, tra gli altri, Jonathan Rowe e Santiago Castro. Eppure, è proprio in quell’azzardo, in quell’apparente tentativo di proteggere un risultato che sembrava già scivolare via, che va cercata la chiave di volta di una notte che rimarrà impressa nella memoria del calcio italiano.

I due attaccanti, va ricordato, avevano già definito il contesto all’andata; ieri, ancora una volta, stavano mettendo a ferro e fuoco la difesa giallorossa. Unita a un gioco che faceva piovere palloni sulla trequarti avversaria come in un assedio medievale, la reattività da serpente di Rowe e la fisicità da lottatore libero di Castro avevano prodotto due dei tre gol che permettevano al Bologna di essere, fino a quel momento, avanti all’Olimpico. La sostituzione, a guardarla con gli occhi del tifoso, sembrava un invito alla rimonta, una resa preventiva.

L’assedio, la rimonta e il prezzo della stanchezza

La Roma, dopo la rocambolesca partita, è fuori dall’Europa League. Un verdetto, il suo, che porta con sé il peso di una notte in cui si è sfiorata l’impresa, per poi vederla svanire nel momento in cui le gambe, ormai prosciugate dallo sforzo, non hanno più retto. All’andata, al Dall’Ara, le due squadre si erano risparmiate, accontentandosi di un equilibrio che sapeva di tregua. Ieri, invece, lo spartito è stato completamente diverso: una battaglia all’arma bianca, giocata a ritmi altissimi, in cui il Bologna ha colpito prima con Rowe al ventiduesimo, subendo poi la reazione immediata della difesa capitolina, con il colpo di testa di Ndicka a ristabilire la parità dopo mezz’ora.

A complicare la vita ai padroni di casa, un episodio accaduto proprio allo scadere del primo tempo: il rigore trasformato da Bernardeschi, che ha permesso agli ospiti di riportarsi in vantaggio e di gestire il punteggio nell’intervallo. Nella ripresa, la squadra di Gian Piero Gasperini, priva di diverse pedine importanti nel reparto avanzato a causa di un reparto infermeria piuttosto affollato, ha provato a riversarsi in avanti, trovando però sulla propria strada la freddezza di Castro: l’argentino, al cinquantottesimo, ha sfruttato un errore della retroguardia romanista per firmare il tre a uno che sembrava chiudere definitivamente i conti.

L’orgoglio giallorosso e la notte di Cambiaghi

E proprio quando la partita sembrava ormai indirizzata, la Roma ha tirato fuori quello spirito di orgoglio che, a fasi alterne, ne ha contraddistinto la stagione. Un rigore trasformato da Malen al ventiquattresimo della ripresa ha riaperto i giochi, mentre l’ingresso del giovane Robinio Vaz ha dato nuova linfa all’attacco, mettendo in difficoltà la retroguardia rossoblù. Al trentacinquesimo, il capitano Pellegrini, subentrato a inizio partita per l’infortunato Koné, ha raccolto un pallone vagante e con un sinistro chirurgico ha siglato il tre a tre, trascinando la sfida ai tempi supplementari e facendo esplodere l’Olimpico.

A decidere le sorti della qualificazione, però, sono state le forze fresche. Il Bologna, nonostante l’azzardo dei cambi poco prima, si è ritrovato con un undici più riposato e, soprattutto, con la lucidità per confezionare l’azione decisiva. Al sesto minuto del secondo tempo supplementare, l’intuizione di Dallinga – entrato al posto di Castro proprio in quella tornata di sostituzioni – ha liberato Cambiaghi, il quale ha battuto Svilar sul primo palo, consegnando ai felsinei il pass per i quarti di finale. Una rete che, per la Roma, assume i contorni di una maledizione: esattamente trent’anni dopo il gol di Jiri Vavra che spense un altro sogno europeo, il Bologna di Italiano ha preso il posto dello Slavia Praga nel racconto del fatalismo giallorosso.

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