Vertice Ue a Bruxelles, tra gli squilibri con la Cina e la sfida del bilancio europeo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La diagnosi, peraltro ampiamente condivisa dai Ventisette, è chiara: gli squilibri macroeconomici globali, e in particolare quello commerciale nei confronti della Cina, hanno raggiunto un livello che non può più essere tollerato. È quanto emerge alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles oggi e domani, un vertice che si preannuncia denso di confronti, a cominciare dalla cena di lavoro di questa sera, alle 20,45, dove i leader si confronteranno proprio su questo tema.

Se da un lato vi è unanime consapevolezza sulla necessità di agire, dall'altro rimane ancora tutta da definire la natura della risposta da adottare, e ancor più divisiva è la visione che le capitali europee hanno dello strumento principe per dotare l'Unione di risorse adeguate: il bilancio pluriennale.

La questione cinese e il fronte degli "Amici della Coesione"

Il tema degli squilibri con Pechino, che le fonti diplomatiche definiscono come la punta di un iceberg di uno squilibrio più ampio, sarà al centro del dibattito serale. L'impatto sull'industria manifatturiera europea, a cominciare dall'automotive, è considerato troppo importante per rimandare ulteriormente le decisioni. La necessità di un dialogo serio con Pechino è ormai acquisita, ma è sul fronte degli strumenti da mettere in campo che si gioca la partita più complessa.

Nel frattempo, a margine dei lavori, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Romania, Nicușor Dan, hanno promosso una riunione informale dei capi di Stato e di governo del gruppo "Amici della Coesione". Un'iniziativa volta a rafforzare il coordinamento politico sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, in una fase cruciale della trattativa che definirà le priorità strategiche e l'architettura del futuro bilancio europeo.

All'incontro hanno partecipato diciassette leader, che hanno ribadito la loro determinazione a mantenere una posizione unitaria nel negoziato, affinché il futuro bilancio consenta di affrontare le nuove sfide senza penalizzare le politiche previste dai Trattati, come la coesione, l'agricoltura e la pesca.

Ucraina, Medio Oriente e lo scontro sul bilancio

Il Consiglio europeo, che si apre nel pomeriggio di oggi con gli interventi del presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e del presidente di turno cipriota, Nikos Christodoulides, per fare il punto sull'agenda "One Europe, One Market", avrà all'ordine del giorno anche i capitoli Ucraina e Medio Oriente.

Per quanto riguarda Kiev, i leader ascolteranno il presidente Volodymyr Zelensky e faranno il punto sul sostegno alla resistenza ucraina, mentre sul fronte mediorientale, le discussioni si concentreranno sulle recenti evoluzioni del conflitto e sul ruolo dell'Unione. Tuttavia, il vero nodo da sciogliere, destinato a innescare un acceso dibattito, è il bilancio pluriennale per il periodo 2028-2034.

La proposta della Commissione e la "nego box" presentata dalla presidenza cipriota, che prevede un taglio del 2 per cento rispetto ai circa duemila miliardi ipotizzati, si scontrano con le richieste dei cosiddetti Paesi frugali, che chiedono riduzioni ben più consistenti, fino a quattrocento miliardi, concentrandole su Coesione e Agricoltura.

Le distanze tra le posizioni sono notevoli, e il confronto tra chi vuole tagliare le risorse al bilancio comune e chi, come il gruppo guidato da Italia e Romania, punta a utilizzarlo per dare sostanza alla creazione di catene del valore europee autonome, si preannuncia aspro.

Le sanzioni a Ben Gvir e le discussioni sul mercato

Sullo sfondo, ma non meno importante, la questione delle sanzioni nei confronti del ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir. L'Italia, promotrice della richiesta di sanzioni dopo l'arresto di alcuni cittadini italiani della Flottiglia per Gaza, cerca di convincere i partner europei a intraprendere questa strada. Una posizione che, tuttavia, si scontra con la necessità di trovare un'unanimità difficile da raggiungere, in un momento in cui le relazioni con Israele restano un tema delicato.

A rendere ancora più complesso il quadro, le discussioni sull'introduzione di nuovi strumenti per incentivare la diversificazione delle catene di approvvigionamento, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza da Paesi terzi come la Cina. Strumenti che, però, richiedono risorse e che riportano al centro del dibattito la necessità di un bilancio europeo all'altezza delle sfide globali. L'obiettivo, come affermano le fonti, è che la Ue faccia i compiti a casa, ma non mancano le divergenze su come e con quali mezzi farlo.

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