Indagine sui test di Medicina, il ministero accerta due casi di quiz finiti online

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di alcuni giorni dal primo, tempestoso appello del nuovo test di medicina, il ministero dell'Università e della ricerca inizia a fare chiarezza sul caso delle immagini dei quiz circolate in Rete, un episodio che aveva gettato un'ombra sull'intera procedura selettiva. Fonti del Mur, le quali hanno condotto un'analisi sistematica del materiale pubblicato sul web, hanno reso noto che, in questa fase istruttoria ancora preliminare, sono stati accertati soltanto due casi di compiti fotografati e divulgati sui social network durante lo svolgimento della prova. L'uno ha avuto luogo all'Università Federico II di Napoli, l'altro nell'ateneo di Catania, due circostanze specifiche che ora saranno oggetto di approfondimento, mentre il resto delle segnalazioni che avevano infiammato il dibattito pubblico non avrebbero, al momento, trovato un riscontro ufficiale.

Il metodo dell'indagine ministeriale

Per condurre la verifica, il ministero si è avvalso di un software particolarmente potente, in grado di setacciare milioni di pagine web e profili social in poche ore, alla ricerca di qualsiasi contenuto riconducibile ai fogli dei quiz. Questo screening tecnologico, che ha permesso di mappare in modo capillare la diffusione di eventuali prove compromesse, si è concentrato non soltanto sulle immagini ma anche su audio e testimonianze testuali, sebbene i due episodi accertati riguardino esclusivamente la pubblicazione di fotografie. L'utilizzo di tali strumenti di analisi rappresenta un tentativo di risposta alle numerose segnalazioni di irregolarità, le quali, fin dalle ore immediatamente successive alle tre prove svolte a distanza di un quarto d'ora l'una dall'altra, avevano iniziato a circolare con insistenza, denunciando una presunta disorganizzazione e la mancata garanzia dell'anonimato.

Le critiche dell'Udu e il caso dell'Unical

Sul fronte delle proteste, l'Unione degli universitari ha annunciato di essere pronta a presentare un ricorso collettivo, sostenendo che le prove siano state un susseguirsi di errori e di confusione. "Avevamo avvertito", hanno fatto sapere dall'organizzazione, "che l'anonimato e le procedure non sarebbero state garantite", aggiungendo come sia emersa "chiaramente l'impreparazione del ministero", il quale ha scelto di "forzare una riforma mai realmente discussa con chi l'università la vive tutti i giorni". A questa narrazione di caos generalizzato fa però da contraltare la testimonianza di chi, come all'Università della Calabria, ha invece descritto un contesto di rigorosi controlli, dove la sorveglianza è stata estesa persino ai più minuti oggetti personali, dimostrando come l'applicazione del protocollo abbia potuto variare sensibilmente da sede a sede.

Le conseguenze per gli studenti coinvolti

Le ammissioni pubbliche di aver fotografato i compiti, che alcuni studenti hanno ingenuamente postato in Rete, stanno ora mettendo nei guai gli autori di tali gesti, i quali rischiano di vedersi annullare la prova e di incorrere in sanzioni disciplinari. Se da un lato, infatti, la ricognizione ministeriale sembra restringere il campo dei casi acclarati a due sole università, dall'altro non ammette indulgenza verso quei comportamenti che, se provati, configurano una palese violazione del regolamento d'esame. L'intera vicenda, nata dalla bravata di alcuni candidati, ha così costretto le istituzioni a un'ampia operazione di verifica, i cui esiti definitivi, attesi nelle prossime settimane, potranno tracciare un quadro più completo di quanto realmente avvenuto durante quel primo appello del semestre filtro, a cui si è iscritto l'87% di coloro che avevano seguito i corsi propedeutici.

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