Basta ai quiz di ingresso per Medicina: la riforma è legge

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria, e Medicina Veterinaria non sarà più regolato dai test di ingresso, almeno non nella forma che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Con l’approvazione definitiva alla Camera della riforma proposta dal Governo, si apre una nuova fase per migliaia di studenti che ogni anno si preparano ad affrontare il temuto concorsone estivo. La novità principale è l’abolizione del numero chiuso all’ingresso, sostituito da un sistema che permette l’iscrizione libera ai corsi per i primi sei mesi. Tuttavia, per accedere agli anni successivi, sarà necessario superare una selezione basata su una graduatoria nazionale unica, determinata da un punteggio ottenuto attraverso prove specifiche.

La riforma, che ha visto il voto contrario delle opposizioni – le quali hanno definito la misura un “bluff” – rappresenta una svolta significativa nel sistema universitario italiano. Imma Vietri, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Commissione Affari Sociali e Sanità, ha parlato di un “voto storico”, sottolineando come questa modifica non riguardi solo l’università, ma l’intero sistema sanitario nazionale. Ugo Cappellacci, deputato di Forza Italia, ha aggiunto che la riforma mette fine a “anni di mancata programmazione”, responsabili, secondo lui, dell’attuale carenza di personale sanitario.

Il nuovo meccanismo prevede che gli studenti, dopo i primi sei mesi di corso, debbano dimostrare di aver acquisito competenze sufficienti in almeno tre materie qualificanti per poter proseguire gli studi. Questo approccio, che sposta la selezione in avanti nel percorso formativo, mira a garantire una preparazione più solida e mirata, riducendo al contempo l’ansia e la pressione legate ai test iniziali. Tuttavia, restano da definire i dettagli operativi, che saranno stabiliti attraverso decreti ministeriali. Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, insieme a una commissione di esperti, sta già lavorando alla stesura di questi provvedimenti.

La riforma, dunque, non elimina del tutto il concetto di selezione, ma lo riposiziona in un momento successivo, cercando di bilanciare l’accesso libero con la necessità di mantenere standard qualitativi elevati. Un cambiamento che, se da un lato è stato accolto con entusiasmo da molti, dall’altro solleva interrogativi sulle possibili ripercussioni nell’organizzazione dei corsi e sulla capacità delle università di gestire un numero potenzialmente maggiore di iscritti nei primi mesi.

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