Medicina senza test d’ingresso: la riforma che punta sull’equità e sul merito
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Redazione Interno
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Da qualche giorno, le iscrizioni ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Medicina Veterinaria per il 2025/2026 sono ufficialmente aperte, ma con una novità destinata a cambiare radicalmente l’approccio alla selezione. Il vecchio test a crocette, spesso criticato per la sua struttura punitiva e per domande considerate fuorvianti – come quelle sull’habeas corpus o sullo Statuto albertino – è stato abolito. Al suo posto, il governo ha introdotto il “semestre aperto”, un sistema che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire maggiore equità senza rinunciare alla valutazione del merito.
La riforma, voluta dal ministro Anna Maria Bernini, elimina lo sbarramento iniziale, consentendo a chiunque di immatricolarsi. Solo dopo sei mesi, attraverso esami previsti il 20 novembre e il 10 dicembre, si deciderà chi potrà proseguire. Un cambiamento significativo, soprattutto per quei candidati che, pur avendo le capacità, venivano tradizionalmente penalizzati dall’ansia da prestazione o dalla mancanza di un background familiare in grado di orientarli nelle strategie del test. «Il vecchio metodo», spiegano fonti vicine al dicastero, «rischiava di escludere giovani promettenti solo perché meno allenati a un certo tipo di prova».
L’Università Politecnica delle Marche, tra i primi atenei ad adottare il nuovo modello, ha già organizzato lezioni in presenza – garantite fino a mille iscritti – con la possibilità di seguire anche in streaming. Un approccio flessibile, che punta a ridurre il divario tra chi può permettersi di trasferirsi e chi invece deve conciliare studio e altre esigenze. Resta però l’incognita dei numeri: con almeno 60 mila aspiranti medici ogni anno, il “filtro” del primo semestre dovrà essere rigoroso per evitare sovraffollamenti nelle aule.




