L’amministrazione Trump minaccia ritorsioni contro la Ue per le clausole “Buy European” negli appalti militari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La richiesta, formalizzata in un contributo del Dipartimento della Difesa americano alla consultazione pubblica indetta dalla Commissione europea, è infatti categorica: gli Stati Uniti si oppongono con fermezza a qualsiasi modifica della direttiva del 2009 sugli appalti per la difesa, la cui revisione è attesa entro l’estate, che vada a limitare la capacità dell’industria bellica statunitense di accedere al mercato europeo -2-5. Una presa di posizione, quella giunta da Oltreoceano, che non lascia spazio a interpretazioni e che si inserisce nel più ampio contesto di una relazione transatlantica sempre più tesa in materia di commercio e sicurezza.

Il nodo del contendere risiede nell’introduzione del cosiddetto principio del “Buy European”, ovvero clausole vincolanti che imporrebbero una quota minima di componenti prodotte in loco per i programmi di difesa finanziati da Bruxelles, una misura fortemente voluta dalla Francia ma guardata con sospetto da paesi come Germania, Polonia e Italia, le cui industrie belliche intrattengono legami storicamente consolidati con fornitori extra-Ue, spesso americani -1. Di fatto, l’Unione Europea ha già cominciato a muoversi in questa direzione con il programma Safe da 150 miliardi di euro, parte del più ampio piano RearmEurope, e con l’Edip sugli appalti congiunti, dove si stabilisce che almeno il 65% del valore dei componenti debba provenire da aziende con sede in Europa -1-8.

Una linea rossa tracciata dal Pentagono

Nello specifico, la nota inviata a Bruxelles, datata 13 febbraio e portata alla luce dal sito *Politico*, argomenta come politiche protezionistiche ed escludenti che di fatto estromettano le aziende americane dal mercato rappresenterebbero una direzione assolutamente sbagliata, soprattutto in un momento in cui le maggiori imprese europee della difesa continuano ad ampiamente beneficiare dell'accesso agevolato al mercato statunitense. Washington sottolinea inoltre come l’inserimento di una preferenza europea nella direttiva, al di là dei singoli programmi Ue, costituirebbe un vero e proprio punto di svolta, con un impatto diretto sui bilanci nazionali sovrani degli Stati membri, limitandone di fatto la flessibilità negli approvvigionamenti. La posizione del governo Trump si articola dunque attorno al concetto che queste misure, lungi dal rafforzare il continente, finirebbero per compromettere il riarmo europeo e indebolirebbero l’interoperabilità e la prontezza operativa della Nato.

Le possibili contromisure di Washington

La minaccia di ritorsioni, qualora Bruxelles dovesse procedere con l'inasprimento delle norme, non è affatto velata. L’amministrazione americana ha chiarito che, in caso di attuazione delle misure di preferenza europea nelle legislazioni nazionali sugli appalti, si procederebbe a un immediato riesame di tutte le esenzioni generali e le deroghe attualmente concesse alle imprese europee nell’ambito del *Buy American Act*, in particolare quelle legate agli Accordi di approvvigionamento reciproco per la difesa (Rdpa). Attualmente sono diciannove i paesi dell’Unione, su ventisette, ad aver firmato tali accordi con Washington, accordi che consentono alle aziende europee di competere per alcune commesse del Pentagono. La conseguenza, paventano gli Stati Uniti, sarebbe che future eccezioni verrebbero valutate rigorosamente caso per caso e concesse solo se strettamente necessarie a sostenere i requisiti di standardizzazione dell’Alleanza Atlantica. Un avvertimento che arriva a pochi giorni dalla presentazione del piano industriale europeo, prevista per il 26 febbraio, e che rischia di gettare un’ombra significativa sulla capacità dell’Unione di perseguire una strategia di autonomia strategica nel settore della difesa, mettendo alla prova la reale volontà politica degli Stati membri di procedere su questa strada nonostante le pressioni dell’alleato storico.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.